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Curriculum vitæ di
Fabrizio Bònoli
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Sommario
·
Titoli di studio
·
Posizione attuale
·
Incarichi attuali
·
Incarichi precedentemente
svolti
·
Appartenenza a
organizzazioni nazionali ed internazionali
1. Attività di ricerca
1.1 Ricerca e studio di Nuclei
galattici attivi (AGN)
1.2 Ricerca e studio degli ammassi globulari nelle galassie vicine
1.3 Ricerche in astronomia storica
2. Attività didattica
3. Attività nel campo della museografia
4. Attività nel campo della diffusione della cultura astronomica
5. Attività di gestione e partecipazione a comitati di consulenza
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Titoli di studio
·
Maturità classica presso il Liceo-Ginnasio
G.B. Morgagni di Forlì nel luglio 1966.
·
Laurea in Astronomia presso l’Università di
Bologna il 24 luglio 1972, con una tesi su “Emissione
di impulsi a 10 Ghz da esplosioni di Supernovae”.
·
Diploma di Perfezionamento
in Teoria e applicazioni delle macchine calcolatrici presso l’Università di
Bologna il 20 dicembre 1974 con una tesi su “Distribuzione
in coordinate equatoriali, su una proiezione di Hammer-Aitoff
della sfera celeste, dei campi osservati di Supernovae”.
Posizione attuale
·
Professore Associato presso il Dipartimento di Astronomia della Facoltà
di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dal
7 gennaio 2004, confermato in ruolo il 7 gennaio 2007.
·
Docente di Storia
dell’Astronomia del Corso di Studi per la Laurea in Astronomia della Facoltà di
Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a. 1990-91.
·
Docente di Storia della
Cosmologia del Corso di Studi per la
Laurea Magistrale in Astrofisica e Cosmologia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a.
2008-09.
·
Docente di Astronomia del Corso di Studi per
Laurea Triennale in Scienze Naturali della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a.
2004-05.
·
Vicepresidente della Società
Astronomica Italiana dal 24/4/2001.
·
Membro del Consiglio
Direttivo della Società Astronomica Italiana dal 19/9/1994.
·
Direttore del Museo della
Specola del
Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna dal 1988.
·
Direttore del Giornale di
Astronomia,
edito dalla Società Astronomica Italiana, dal 1997.
·
Ispettore Onorario della
Soprintendenza ai Beni Artistici dal 2001.
·
Membro del Comitato
Tecnico-Scientifico dello SMA (Sistema Museale d’Ateneo) dell’Università di Bologna
dal 1999.
·
Membro del Comitato
Scientifico del “Museo di Palazzo Poggi” dell’Università di Bologna dal 2001.
·
Responsabile scientifico del
progetto “Specola
Incarichi svolti
·
Vicedirettore del
Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna dal 2001 al 30/10/2009.
·
Direttore di Al-Magella al-Falakyya, edizione in lingua araba
del Giornale di Astronomia, edita dalla Società Astronomica Italiana, dal 1998
al 2003.
·
Incaricato di
un modulo su “
·
Incaricato di Museografia
Astronomica nel Master in Museologia Scientifica dell’Università di Bologna negli
anni. 2004 e 2005.
·
Incaricato di un Modulo di
Astronomia
per
·
Docente di Storia
dell’Astronomia II del Corso di Studi per la Laurea Specialistica in
Astrofisica e Cosmologia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn.
dell’Università di Bologna dall’a.a. 1990-91 al
2007-08.
·
Docente di Epistemologia e
Storia delle scienze nella Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (SSIS),
Indirizzo di Scienze Naturali, dell’Università di Bologna dall’a.a. 1999-2000.
·
Membro del Comitato
Scientifico della
mostra L’universo in evoluzione. Dal Big
Bang alla vita, per BoAstro2009, Bologna 2009.
·
Presidente del Comitato
scientifico e organizzativo della mostra 70 anni allo specchio:
1936-2006, Bologna, 2006.
·
Presidente del Comitato
scientifico del 2005 – Anno Cassiniano,
Bologna, 2004-05.
·
Membro del Comitato
scientifico dell’International Conference Titan: from Discovery to Encounter,
Olanda, aprile 2004.
·
Idoneo al concorso per
Professore Associato dell’Università di Palermo, il 15 novembre
2002.
·
Incaricato di Storia
dell’Astronomia del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali della Facoltà
di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna nell’a.a. 1997-98.
·
Membro della Commissione
giudicatrice per
il Dottorato di Ricerca in Astronomia presso l’Università di Bologna,
nel 2004.
·
Membro del Comitato
scientifico dell’Accademia Nazionale dei Lincei per il Convegno Cento
anni di astronomia in Italia:
1860-1960, Roma. marzo 2003.
·
Membro della Commissione
giudicatrice per
la valutazione comparativa ad un
posto di Ricercatore universitario presso
l’Università di Urbino, nel 2000.
·
Membro della Commissione
esaminatrice di un concorso per funzionario tecnico presso l’Osservatorio
Astronomico di Capodimonte, nel 2000.
·
Membro della Commissione di
valutazione dei progetti di realizzazione di un museo
didattico presso la sede di Monte Porzio dell’Osservatorio Astronomico di
Roma, nel 2000.
·
Membro della commissione
giudicatrice per
un concorso a “Responsabile istituzioni
scientifico-museali” del Comune di Ravenna, nel 1998.
·
Membro del comitato
scientifico
del convegno Cosmology through Times, Roma giugno 2001.
·
Membro del comitato
scientifico del
III convegno Inspiration of Astronomical Phenomena,
Palermo dic. 2000 - gen. 2001.
·
Membro del Comitato
scientifico del Planetario di San Giovanni in Persiceto dal 1998.
·
Membro del comitato
scientifico e del comitato organizzativo del convegno Seventh Centenary of the Teaching of Astronomy
in Bologna: 1297-1997, Bologna giugno 1997.
·
Consulente scientifico per
il Planetario
del Comune di Ravenna dal 1985 al 1990.
·
Membro del Consiglio di
Corso di Laurea in Astronomia dell’Università di Bologna dal 1988.
·
Vice-direttore del CISMA (Centro Interdipartimentale
per i Servizio Museografici ed Archivistici) dell’Università di Bologna nel
1993.
·
Membro della Giunta del
CISMA
(Centro Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici)
dell’Università di Bologna dal 1992 al 1994.
·
Membro del Comitato
Tecnico-Scientifico del CISMA (Centro Interdipartimentale per i Servizio
Museografici ed Archivistici) dell’Università di Bologna dal 1989 al 1999.
·
Membro della Commissione
Musei della
Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di
Bologna dal 1988 al 1989.
·
Membro del Consiglio del
Centro Interdipartimentale di Ricerche Educative dell’Università di Bologna
dal 1987 al 2007.
·
Membro della Giunta del Dipartimento
di Astronomia
dell’Università di Bologna dal 1986 al 1996.
·
Membro della Commissione di
Studio per
·
Membro del Consiglio
Scientifico del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR dal 9 ottobre 1986
al 1995.
·
Responsabile dell’Unità di
Ricerca di Bologna del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR dal 1985 al 1995.
·
Membro della Giunta del CRA (Consiglio per le Ricerche
Astronomiche), dal 1993 al 1994.
·
Membro del CRA (Consiglio per le Ricerche
Astronomiche), organo di consulenza del Ministero dell’Università e della
Ricerca Scientifica e Tecnologica, dal 1983 al 1987 e dal 1991 al 1994.
·
Direttore della rivista “Coelum”, edita dall’Istituto di
Astronomia dell’Università di Bologna, dal 1 gennaio 1982 al 31 dicembre 1986.
·
Ricercatore confermato presso il Dipartimento di
Astronomia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn.
dell’Università di Bologna, dal 1 agosto 1980.
·
Contrattista presso
·
Responsabile dei laboratori
fotografici
del Dipartimento di Astronomia e dell’annessa stazione osservativa di Loiano dal 1975.
·
Incaricato di esercitazioni
pratiche
presso il Corso di Laurea in Astronomia
della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università
di Bologna nell’a.a. 1974-75.
·
Incaricato di esercitazioni
pratiche
presso
Appartenenza a organizzazioni nazionali ed internazionali
·
Società Astronomica Italiana
·
Società degli Storici della
Fisica e dell’Astronomia
·
Società Italiana di Fisica
·
Associazione Nazionale Musei
Scientifici
·
International Astronomical
·
International
·
Scientific Instrument Commission
·
International Council of Museums
·
Internationale Coronelli-Gesellschaft fur Globen-und Instrumentenkunde.
·
Honorary Appointed to
the Research
Board of Advisors of
the American
Biographical Institute
·
·
Royal Photographic Society
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
1. Attività di
ricerca
Sin dall’inizio dell’attività scientifica il mio
interesse si è rivolto verso le problematiche connesse all’osservazione,
interpretazione e studio delle strutture e dell’evoluzione dei sistemi
stellari, con ovvi collegamenti al quadro generale dell’astrofisica delle
galassie e alla cosmologia.
Come
prosecuzione del lavoro iniziato durante la tesi di laurea, presso l’Istituto TeSRE del CNR, ho partecipato ad un esperimento, in
collaborazione con ricercatori di Harwell, Glasgow e
Dublino, connesso alla rivelazione di radiazione a microonde emessa durante la
fase di esplosione delle Supernovae. Obiettivo di
questo esperimento era quello di verificare la possibilità di sviluppare una
nuova tecnica che permettesse di rivelare SN in ammassi di galassie e
soprattutto di rivelarle in una fase della emissione di radiazione che
permettesse di studiarne le prime variazioni di luminosità. Una tecnica di
questo tipo avrebbe consentito di osservare un gran numero di SN in ammassi
densi di galassie, aumentando le informazioni connesse alla loro frequenza
nelle galassie e al loro utilizzo come candele campione nella scala delle
distanze.
Quando è iniziata la realizzazione del telescopio
G.D. Cassini da 152cm a Loiano (Bo), ho collaborato
attivamente alla sua installazione e messa a punto e al suo pieno utilizzo come
strumento di carattere nazionale, in qualità di responsabile del Laboratorio
fotografico e di membro della Commissione tecnica di gestione del telescopio.
La disponibilità di uno
strumento di questo tipo e l’interesse a sfruttarne al massimo le
caratteristiche – campo corretto di
1.1 Ricerca e studio di Nuclei galattici attivi
(AGN)
La massiccia
acquisizione di materiale osservativo necessario alla realizzazione dei
progetti sopra citati ed in particolare il ‘lento’ rapporto focale (F/8) del telescopio da 152cm di Loiano, imposero l’approfondimento delle tecniche di
trattamento dei materiali fotografici, oltre che delle tecniche di riduzioni
fotometriche da osservazioni fotografiche. In questo settore ho sviluppato e
messo a punto, con pubblicazioni originali, alcune tecniche, tra le quali, in
particolare, la conservazione per lungo tempo delle emulsioni in atmosfera
inerte di azoto, che consentisse anche un guadagno in velocità delle emulsioni
stesse, lo studio della formazione dell’immagine latente e della possibilità di
diminuire il fallimento di reciprocità a bassa intensità (LIRF) usando tecniche di preesposizione
(contributo pubblicato su una delle maggiori riviste nel settore della
fotografia scientifica) e il confronto fra varie tecniche di
ipersensibilizzazione dei materiali fotografici sensibili all’infrarosso, per
definire un trattamento che permettesse di ottenere non soltanto il maggior
guadagno in velocità, ma soprattutto la migliore uniformità e riproducibilità,
condizioni queste necessarie per un corretto uso dei materiali fotografici per
fini fotometrici, spettroscopici e morfologici.
Nel lavoro di
ricerca sugli AGN, una collaborazione con altri colleghi, in particolare
Alessandro Braccesi e Valentina Zitelli,
permise di approfondire gli studi sui QSO. Al materiale fotografico originale
dello Schmidt da
Inoltre,
uno studio approfondito di una regione di poco meno di 2 gradi quadrati di
cielo, in cui si ottennero magnitudini UBV
di circa 300 oggetti, permise di discutere la relazione numero-magnitudine dei
quasar selezionati otticamente, sulla base di un nuovo punto a B = 21.5. Il rapido aumento del numero
di oggetti da B =
La
discussione in atto alla fine degli anni ’70 sulla natura degli oggetti ad eccesso
ultravioletto, sulla possibilità di osservare la galassia sottostante e di
studiarne le caratteristiche, sul contributo dei QSO al background X e sulla possibilità di osservare
galassie primordiali, suggerì di proseguire ulteriormente nell’analisi dettagliata
di quella frazione di oggetti, all’interno del campione sopra menzionato, che
avevano mostrato una immagine non stellare. Questa analisi aveva così fatto
avanzare l’ipotesi dell’esistenza di una popolazione di oggetti ad eccesso
ultravioletto in rapida evoluzione, che confortava le evidenze osservative di
una forte evoluzione in colore nelle galassie deboli e inoltre poteva essere
indice del fatto che si stesse osservando la coda brillante degli stadi
iniziali di formazione delle galassie. La risonanza avuta sulla letteratura
scientifica internazionale con la pubblicazione di queste ricerche e
l’importanza degli interrogativi posti spinse ad un più approfondito studio.
Osservazioni
spettroscopiche mirate ed un’accurata analisi quantitativa delle immagini di
questi oggetti estesi – eseguita,
insieme a Luciana Federici, utilizzando un fit gaussiano bidimensionale applicato alle scansioni PDS
delle migliori lastre disponibili – portarono, tuttavia, a concludere come il
campione in esame fosse essenzialmente composto da oggetti quasi-stellari radio-quieti classici.
Nell’ambito
dello studio degli AGN ed in particolare della loro evoluzione, ho collaborato,
inoltre, ad una ricerca a lungo respiro – con colleghi di Bologna e di Padova –
sulle galassie di Seyfert. Scopo di tale programma
era quello di effettuare dettagliate osservazioni fotometriche e morfologiche,
con le camere CCD dei telescopi di cima Ekar e di Loiano, di un campione di 42 Seyfert
1, onde poterne rideterminare la magnitudine nucleare, inquinata dalla
luminosità della galassia sottostante e quindi ridefinirne la funzione di
luminosità. Questo progetto, iniziato negli anni ’86-’87, ha richiesto numerose
stagioni osservative, a causa sia della vastità del campione selezionato di
oggetti, che delle richieste di qualità fotometrica e di ottimo seeing; richieste queste ultime che impegnarono per lungo
tempo telescopi come quelli di Loiano e di Asiago, a
causa delle condizioni meteorologiche dei siti in cui si trovano. Le analisi
conclusive mostrarono come in metà delle galassie genitrici il bulge contribuisse ad oltre il 40% del flusso totale e come
il disco dominasse sul bulge nella maggior parte dei
casi osservati, suggerendo quindi che una frazione significativa di Seyfert potesse essere costituita da late-type galaxies. Il fatto che le galassie
genitrici apparissero più blu delle galassie normali e che i colori IR
apparissero più rossi rafforzava il suggerimento che nelle galassie di Seyfert il processo di formazione stellare fosse in media
rafforzato.
1.2 Ricerca e
studio degli ammassi globulari nelle galassie vicine
Nell’ambito
delle ricerche sui sistemi di ammassi globulari nelle galassie vicine, assieme
ad alcuni colleghi di Bologna ho attivamente partecipato, fin dalle sue
primissime fasi, al programma di ricerca sugli ammassi globulari della galassia
di Andromeda (M31) – iniziato al telescopio di Loiano
nel 1977 – ricercando di volta in volta collaborazioni nazionali ed
internazionali su problemi specifici. Scopo della ricerca è stato lo studio
approfondito, dal punto di vista fotometrico, morfologico, spettroscopico e
dinamico, del sistema di ammassi in M31, per la sua importanza relativamente ad
argomenti inerenti sia la conoscenza della galassia genitrice – massa, dinamica
ed evoluzione chimica – sia il conseguente confronto con la nostra Galassia,
sia l’utilizzo degli ammassi globulari come indicatori secondari di distanza.
Una
ricerca di questa portata ha richiesto una enorme quantità di materiale
osservativo: oltre 60 lastre da 25 x
Prima
fase nello studio degli ammassi in Andromeda è stata quella di produrne un
campione il più possibile completo e incontaminato, il che presentava non poche
difficoltà osservative. Gli ammassi globulari in M31 hanno infatti dimensioni
confrontabili con il disco di seeing (10 pc = 3.3 arcsec) e si ritenne,
quindi, necessario non solo rivedere criticamente i campioni già esistenti, ma
soprattutto esaminare accuratamente tutte le immagini sulle lastre di Loiano e cercare di utilizzare o sviluppare tecniche
oggettive per la loro analisi morfologica; tecniche che sono state messe a
punto nella ricerca effettuata su un’area di
Dopo
una favorevole accoglienza a livello internazionale dei risultati di questi
lavori si iniziò una collaborazione con l’Osservatorio di Tautenburg
che rese disponibili lastre del telescopio Schmidt da 2m, su cui sono state
determinate – con le stesse tecniche di fit
bidimensionale applicato alle scansioni PDS – le magnitudini UBVR dei candidati precedentemente
selezionati in M31. Si ottenne così un campione di 353 candidati ammassi fino
ad una distanza di oltre 15 kpc dal nucleo della
galassia, stimato completo fino alla magnitudine V = 18 (Mv = – 6.5). L’accuratezza del lavoro
svolto e le tecniche utilizzate permisero inoltre di compiere una completa
revisione di tutte le precedenti liste pubblicate. Si è inoltre proceduto nella
ricerca di ammassi fino ad una distanza di oltre 30 kpc
dal nucleo – utilizzando sempre lastre UBVRI
di Tautenburg – con lo scopo di estendere il campione
e di ottenere candidati a grande distanza proiettata dal nucleo, per poterne
effettuare lo studio spettroscopico e, tramite la dispersione in velocità,
ottenere informazioni sulla massa della galassia genitrice. A questo proposito
sono state compiute osservazioni spettroscopiche con il telescopio del KPNO da
4m e, nelle estati ’89 e ’90, con il telescopio da 6m sovietico. Applicando il
metodo degli statistical mass estimators
ad un totale di 162 ammassi osservati spettroscopicamente
(parte dal nostro, parte da altri gruppi di ricerca) si ottenne una stima della
massa di M31 pari a 4.1 x
Nella
prosecuzione dell’analisi dettagliata del sistema di M31 e in collaborazione
con Richard G. Kron e Donald Hamilton si sono
ottenuti al telescopio da 2.7m del McDonald Observatory
spettri degli ammassi identificati con sorgenti X, la cui riduzione, effettuata insieme a Luciana Federici e Donald Hamilton durante un soggiorno presso la
base del CTIO a
Sono
state inoltre eseguite osservazioni al telescopio infrarosso del Gornergrat (TIRGO) di ammassi globulari di M31, che hanno
consentito di ampliare notevolmente il numero di oggetti osservato nelle bande
fotometriche JHK. L’analisi dei dati
osservativi non consentì di evidenziare un gradiente di metallicità
radiale nel sistema di ammassi, fino a 20 kpc dal
nucleo della galassia, né si è potuta confermare l’esistenza di alcuna
relazione fra la magnitudine ed i colori infrarossi, che era stata da più parti
suggerita come possibile indicatore di distanza. Si è inteso quindi proseguire
l’esame del campione nelle bande infrarosse per aumentare il numero di oggetti
osservati, onde confermare o meno le evidenze delle prime osservazioni e
studiare i problemi dell’arrossamento interno di M31 in connessione con le
osservazioni spettrofotometriche al telescopio da 6m SAO. A tale scopo si sono
ottenute nel corso del 1989 alcune notti alla camera CCD del telescopio UKIRT e
nel settembre-ottobre ’90 altre notti, allo stesso telescopio sul Mauna Kea e al TIRGO, nel corso delle quali si è ampiamente
esteso il campione di ammassi con misure fotometriche nelle bande JHK, fino alla magnitudine V ~ 18.
Attorno
a questo filone di ricerca si è creato nel 1984 un gruppo di lavoro che ha
elaborato una proposta di osservazione con
Nell’ottica dello studio dei sistemi di ammassi
nelle galassie vicine, per poter utilizzare la funzione di luminosità del
sistema come indicatore secondario di distanza, si sono analizzate lastre di Loiano centrate sulla galassia a spirale di tipo avanzato
NGC 2403, ottenendo un campione di alcuni candidati fino alla magnitudine V = 20 ed effettuando poi osservazioni
spettroscopiche – con Richard G. Kron al telescopio
da 2.7m del Mc Donald Observatory – di alcuni di
questi. La necessità di ottenere un campione più vasto di candidati, onde
poterne osservare la funzione di luminosità per meglio calibrare la scala delle
distanze, di cui NGC 2403 è un punto estremamente importante – (m-M)o ~ 27 – ha suggerito di
estendere (in collaborazione con colleghi di Trieste) la selezione su lastre
ottenute al telescopio da 4m del KPNO, usando tecniche di analisi oggettive.
Nell’ambito di tutte queste ricerche ho utilizzato
personalmente numerosi telescopi, sia in Italia che all’estero: 6m SAO nel
Caucaso, 3,5m UKIRT infrarosso alle Hawaii, 2m Schmidt in Germania, 1,54m Danish in Cile, 1,5m TIRGO infrarosso in Svizzera, 1,8m ad
Asiago, 90cm Schmidt a Campo Imperatore. Ho inoltre personalmente contribuito a
tutte le altre fasi delle ricerche: definizione del programma scientifico,
preparazione delle osservazioni, definizione dei programmi di riduzione,
riduzioni fotometriche e morfologiche, analisi ed interpretazioni dei dati,
conclusioni astrofisiche. Le numerose pubblicazioni su riviste internazionali e
comunicazioni a congressi testimoniano la vastità e l’originalità della
ricerche svolte. In particolare, il catalogo degli ammassi globulari di
Andromeda, realizzato dal gruppo di ricerca del quale ho fatto parte sin
dall’inizio, è tuttora un punto di riferimento indiscusso per le ricerche nel
campo.
1.3 Ricerche
in astronomia storica
Da oltre una decina d’anni l’interesse sempre
mostrato verso la comprensione dell’evoluzione delle idee scientifiche e, in
particolare, di quelle astronomiche, mi ha portato a fare di questo interesse
la mia primaria attività scientifica e didattica.
Nel momento in cui, alla fine degli anni Ottanta, ho
iniziato ad occuparmi di queste problematiche, assumendo contemporaneamente
l’incarico universitario di Storia dell’Astronomia e
Definire un filone di ricerca molto specialistico e
approfondirlo il più possibile oppure cercare di coprire al massimo i vari
aspetti del lungo e vasto sviluppo delle idee astronomiche?
Due motivazioni mi hanno spinto a scegliere la seconda
strada. Da una parte, l’assenza nell’ambiente astronomico locale di una grossa
tradizione di studi nel settore nella quale potersi inserire mi ha fatto
ritenere importante non precludere sbocchi imprevedibili ad un ambiente che era
in pratica completamente da costruire, soprattutto (come si diceva) nei
riguardi degli studenti che sempre più numerosi seguivano il mio corso di
Storia dell’Astronomia e che si dimostravano singolarmente interessati proprio
ai più diversi aspetti dell’evoluzione di questa disciplina. Dall’altra parte,
non posso negare un interesse del tutto personale a tentare di approfondire il
fatto che l’astronomia, nel corso del tempo, non si sia mai collocata ad un
solo livello della realtà storica, bensì al punto di intersezione tra i vari
livelli e come di conseguenza, proprio per il suo carattere ampiamente interdisciplinare,
sia difficile percorrerne lo sviluppo senza tenere in considerazione i contatti
con le altre discipline e, soprattutto, con le varie realtà culturali e
sociali. Si tratta, quindi e ambiziosamente, di tentare di affrontare le
tensioni tra storiografia sincronica e diacronica e tra le trattazioni interne
od esterne dello sviluppo storico della disciplina.
Mi è molto chiaro come una scelta di questo tipo presti il
fianco a ovvie critiche di carattere sia storico che accademico e scientifico per
quella che potrebbe apparire una voluta mancanza di specializzazione
professionale. I risultati ottenuti, tuttavia, sia nei confronti della crescita
di un ambiente locale, sia delle motivazioni culturali fornite agli studenti
(anche in vista di loro successive attività), sia nei contatti nazionali ed
internazionali, sia nei numerosi inviti a presentare relazioni a convegni
specialistici (anche all’estero), mi hanno nel tempo ampiamente e personalmente
confortato nella decisione intrapresa. Credo, così, di poter sostenere che,
grazie anche al mio contributo, il Dipartimento di Astronomia di Bologna è
divenuto in questi ultimi anni uno dei punti di riferimento nel campo dello
studio dell’evoluzione delle idee astronomiche.
Nondimeno, pur cercando di mantenere sempre, come si
diceva, uno spettro di interessi il più ampio possibile, l’esperienza
pluriennale di ricerca nel campo dell’astrofisica e delle relative tecnologie
osservative, strumentali e informatiche e lo sviluppo cui è andata incontro
l’astronomia nell’ambiente dello Studio bolognese, particolarmente dinamico in
certi periodi storici, mi hanno consentito di rivolgere l’attenzione verso la
comprensione dello sviluppo del pensiero astronomico nel periodo che precede e
segue la cosiddetta “rivoluzione scientifica”, nel quale Bologna era uno dei
centri culturali più importanti d’Europa, con particolare riguardo alle
metodologie e alle tecniche che in quei secoli sono state usate, al contributo
che queste hanno portato alla comprensione e alla definizione di un nuovo
“sistema del mondo” e alle ricadute culturali negli altri ambienti.
In tale ottica mi sono
occupato e mi occupo – con pubblicazioni già stampate o in corso di stampa,
lavori in fase di realizzazione, comunicazioni a congressi (molte su invito),
collaborazioni all’organizzazione di convegni e di mostre storico-scientifiche
e tesi di laurea – dello studio di personaggi od avvenimenti che hanno lasciato
un segno particolare nello sviluppo della disciplina o che hanno avuto un ruolo
di primo piano nell’ambiente culturale dei periodi in questione. Dei più
significativi di questi presento qui alcuni aspetti.
Un ampio lavoro è stato svolto, in collaborazione
con A. Braccesi e E. Baiada, per la redazione del Catalogo del Museo della Specola (italiano-inglese). In tale
catalogo compaiono una storia dell’astronomia bolognese e dettagliate schede
illustrative e storiche degli oltre 100 strumenti esposti nel Museo, frutto
anche dello studio di documenti d’archivio relativi al materiale strumentale,
alle tecniche con cui veniva realizzato e usato e alla scienza che con esso
veniva fatta.
Ho collaborato, fra l’altro,
all’organizzazione del convegno Seventh Centenary of the Teaching of Astronomy
in Bologna: 1297-1997 – particolarmente dedicato allo studio di Bartolomeo
da Parma, del quale restano le più antiche lezioni di astronomia – e alla
pubblicazione degli atti.
Sono stato invitato dalla
Zanichelli a scrivere un contributo su Vincenzo Coronelli
ed i suoi globi terrestri su di un libro pubblicato fuori commercio, mentre un
contributo sui lavori astronomici dello stesso scienziato secentesco mi è stato
richiesto per un volume interamente dedicato alla figura di Coronelli, un intellettuale europeo e il suo universo.
Un ampio lavoro di ricerca
archivistica è stato svolto sugli unici scritti rimasti di Domenico Maria da
Novara, insegnante di Astronomia a Bologna e maestro di Copernico, anche in
collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dell’Universidad
Complutense di Madrid (che ha ospitato per alcuni
mesi, con una borsa di studio del CNR, un mio studente che si era laureato
sull’argomento). L’analisi dell’opera di Novara può gettare nuova luce sulle
origini del pensiero copernicano, sia per quello che riguarda le sue conoscenze
astronomiche di base, sia per quello che riguarda le supposte (ma anche
discusse) influenze neoplatoniche che Copernico avrebbe ricevuto proprio da
Novara. Non tutti i “Pronostici” che Novara redigeva annualmente e che, come
consuetudine dell’epoca, erano di carattere astronomico-astrologico,
sono stati completamente studiati. Parte di questi sono andati dispersi, mentre
altri si trovano presso diversi archivi europei (Bologna, Siviglia, Londra,
Vaticano, Napoli). La raccolta completa di tutti i “Pronostici” di Novara
esistenti è stata effettuata per la prima volta nell’ambito di questa ricerca
ed i primi risultati del loro studio sono stati presentati ad un convegno.
L’analisi completa è in corso di elaborazione con colleghi di Milano e di
Madrid.
Uno degli astronomi più
famosi che abbiano lavorato a Bologna ed uno dei maggiori di tutti i tempi è
senz’altro Gian Domenico Cassini, la cui opera, tuttavia, non è mai stata
approfonditamente studiata, in particolare quella svolta durante i venti anni
di permanenza a Bologna. Notevole è stata, infatti, l’importanza di questi
lavori, per i quali venne chiamato da Luigi XIV presso l’Observatoire Royal: dalla conferma osservativa della
seconda legge di Keplero alla misura dell’inclinazione dell’eclittica, dalla scoperta
della rotazione di Giove e di Marte alla misura dei periodi di rotazione dei
satelliti di Giove per determinare la longitudine terrestre. Proprio sul
periodo bolognese di Cassini sono stato invitato a presentare una relazione
originale ad un convegno internazionale del Comité des Travaux Historiques et Scientifiques du Ministère de
Sono stato invitato a
collaborare con alcuni colleghi del Dipartimento di Filosofia di Bologna per
realizzare un progetto, già finanziato, che consentirà di rendere disponibili
in rete Internet tutti i lavori di Cassini relativi alla realizzazione della
grande meridiana in San Petronio e alle ricerche da lui eseguite con quello
strumento.
Contemporaneo di Cassini a Bologna
era Giambattista Riccioli, gesuita e famoso autore dell’Almagestum Novum e dell’Astronomia Reformata. Ovvi collegamenti
tra le ricerche di Cassini e quelle di Riccioli hanno permesso di approfondire
lo stato della ricerca astronomica in un periodo particolarmente critico, la
seconda metà del Seicento. Gli echi del processo a Galileo non si erano ancora
spenti, la nuova fisica newtoniana non era ancora nata, la gloriosa scuola
strumentale italiana stava iniziando un irreversibile processo di decadenza,
mentre la strumentazione astronomica e le tecniche di osservazione stavano
profondamente mutando. Su questi temi sono stato invitato a tenere relazioni
originali a due convegni internazionali, Riccioli
e il merito scientifico dei Gesuiti nell’età barocca, tenutosi a Ferrara, e
Giuseppe Toaldo
e il suo tempo, tenutosi a Padova. Questi lavori fanno parte di un ampio
percorso di ricerca, del quale parlavo all’inizio di questa sezione, volto allo
studio dello sviluppo della strumentazione astronomica e dell’evoluzione delle
tecniche di osservazione sin dall’inizio dell’astronomia ottica. Il primo, Riccioli e gli strumenti dell'astronomia
(in avanzata fase di stampa sugli atti del convegno), si occupa dei primi
sviluppi nella costruzione di lenti per cannocchiali e delle prime tecniche
utilizzate per migliorare la precisione nelle osservazioni, sia nella
determinazione di posizioni (p.e. micrometri), che di grandezze stellari (p.e.
cunei ottici). Il secondo, L'evoluzione
degli strumenti d'osservazione astronomici nel Settecento (già pubblicato),
prosegue la ricerca occupandosi da una parte degli sviluppi tecnologici
avvenuti in quel secolo, dall’altra parte anche delle cause economiche, sociali
e politiche che portarono alla crescita tecnologica nel campo della strumentazione
scientifica di alcune nazioni europee (Inghilterra e Francia in particolare) e
al declino della prestigiosa scuola strumentale secentesca italiana. Segue
questi un ulteriore lavoro svolto in collaborazione con colleghi dell’Istituto
di Ottica di Arcetri, Telescope optics of
Montanari, Cellio, Campani and Bruni at the 'Museo
della Specola' in Bologna (in stampa su Nuncius),
nel quale vengono studiate con tecniche moderne le caratteristiche ottiche di
alcune lenti secentesche, tra le quali quelle di Campani, che erano considerate
all’epoca le migliori d’Europa. Mediante tecniche di interferometria ottica, di
microscopia Nomarski e di spettrofotometria vengono
forniti dettagli che consentono di ricostruire le tecnologie costruttive, le
qualità ottiche e lo stato di invecchiamento delle paste vitree a distanza di
oltre tre secoli.
La mancanza di uno studio organico approfondito
dello sviluppo dell’astronomia nell’ambiente bolognese, mi ha suggerito di
intraprendere un vasto progetto, la cui fase iniziale si è completata, dopo
alcuni anni di ricerca archivistica e bibliografica, con la compilazione delle
biografie di tutti i docenti di Astronomia dello Studio di Bologna dal XII
secolo alla metà del XX, con relative fonti primarie e secondarie. Il volume,
di circa 240 pagine – redatto in collaborazione con il neo dottore che si era
laureato con me sullo stesso argomento – ha ricevuto un finanziamento per la
stampa da parte della Società Astronomica Italiana e dell’Università di
Bologna. Si tratta di un’opera che potrà certamente servire di base per
ulteriori studi sui singoli personaggi, sulla loro influenza sullo sviluppo
della disciplina e delle istituzioni accademiche nonché dell’ambiente culturale
non solo locale, oltre che di esempio per analoghe iniziative per altre
discipline e per altre sedi universitarie. Sempre nell’ambito delle ricerche
sugli astronomi bolognesi, sono stato invitato a redigere le biografie di otto
di loro per
Relativamente agli aspetti delle conoscenze
astronomiche in altre epoche e in altre civiltà, sono stato invitato a
collaborare con colleghi del Dipartimento di Paleografia e Medievalistica che
si occupano di studi storici e di ricerche archeologiche in Mesoamerica,
sostenute dall’ACRA (organizzazione internazionale non governativa), per
problematiche legate ai rapporti tra le culture locali e l’astronomia. Ho
collaborato, fra l’altro, inviando un laureando a partecipare ad una campagna
di scavi in Nicaragua per fornire competenze archeoastronomiche:
i risultati sono stati pubblicati su una rivista internazionale specialistica
del settore, Neotropica.
Dopo la laurea il neo dottore ha ottenuto una borsa di studio dell’Università
di Bologna per conseguire il Master of Science in Storia della Scienza ad Oxford, dove sta
attualmente conseguendo il PhD. Questi interessi verso l’archeoastronomia o, meglio,
verso la cosiddetta “cultural astronomy” mi hanno consentito numerosi contatti e
collaborazioni con colleghi di altri dipartimenti interessati alla storia delle
scienze nel mondo antico e sono stato da questi invitato a presentare un
intervento, proprio sul tema dell’importanza delle conoscenze astronomiche
nelle antiche civiltà, al convegno su Storia
della scienza e beni culturali, tenutosi a Ravenna nel 1998.
Nel settembre 2000 sono stato invitato a tenere un
corso su Antiche cosmologie nella III
Scuola estiva di Filosofia della Fisica, “Cosmologia”, presso il Centro
Interuniversitario di ricerca in Filosofia e Fondamenti della Fisica,
organizzato dalle Università di Bologna e di Urbino.
2. Attività didattica
La mia attività didattica si è sempre svolta presso
l’Università di Bologna. Subito dopo la laurea ho svolto esercitazioni ed esami
presso la cattedra di Fisica II della Facoltà di Ingegneria, nella veste di
Incaricato di esercitazioni.
Dal 1974, prima come
Incaricato di esercitazioni, poi come Contrattista, infine come Ricercatore
confermato, svolgo in modo completamente autonomo, all’interno del corso di
Laboratorio di Astronomia per il Corso di Laurea in Astronomia (titolare il
Prof. P. Battistini), la parte di “tecniche di
osservazione astronomica”, con cicli di lezioni, laboratori ed esercitazioni
anche ai telescopi di Loiano.
Dal 1990 ho l’incarico di
Storia dell’Astronomia per il Corso di Laurea in Astronomia e, oltre a favorire
l’incremento del numero di studenti che seguono questo corso, ho seguito
numerose tesi di laurea dedicate all’approfondimento di problematiche di
carattere storico. Alcune di queste tesi, per l’originalità delle ricerche
eseguite, hanno dato luogo a successive pubblicazioni. Dal
Nel
Dal 1999 sono Responsabile
della disciplina “ Epistemologia e Storia delle scienze” nella Scuola di
Specializzazione per l’insegnamento secondario, Indirizzo di Scienze Naturali.
Nella stessa Scuola di Specializzazione ho l’incarico del Modulo di Storia
dell’Astronomia per la disciplina “Epistemologia e Storia delle scienze” e di
un Modulo di Astronomia per la disciplina “Didattica delle Scienze della Terra
e dell’Astronomia”.
Dal 2004 ho l’incarico di
Astronomia per il Corso di Laurea Triennale in Scienze Naturali.
Nel 2004 ho avuto l’incarico
di Museografia Astronomica nel Master in Museologia Scientifica e nello stesso
hanno sono stato invitato presso l’Università de
Tutte attività, queste, che
ritengo mi hanno consentito di acquisire una notevole esperienza di didattica
della storia della scienza oltre che nel campo dell’astrofisica e delle
tecniche ad essa proprie. Grazie anche a questa esperienza ho tenuto numerose
lezioni all’interno di corsi di aggiornamento per insegnanti in varie sedi –
Bologna, Firenze, Locri, Milano, Ravenna, Reggio Calabria, Stilo – collaborando
in alcuni casi anche alla loro organizzazione. Frutto di questa attività è
stata la cura, insieme ad una collega di Firenze, della pubblicazione sul Giornale di Astronomia delle lezioni di
alcuni corsi di aggiornamento, organizzati dalla SAIt, sui rapporti tra
astronomia e arte, che è previsto confluiscano in un unico volume, e la recente
edizione, insieme a colleghi di Bologna, dei volumi Leggere il Cielo e L’Universo
e l’origine della Vita, che raccolgono le lezioni di due corsi di
aggiornamento per insegnanti organizzati dall’Osservatorio Astronomico di
Bologna e dal Dipartimento di Astronomia.
Per questo interesse verso
la didattica delle discipline scientifiche, sono stato invitato a tenere la
relazione introduttiva alla giornata di lavoro sulla didattica dell’astronomia
organizzata dalla SAIt a Firenze nel febbraio 1999.
3. Attività
nel campo della museografia
Dal 1988 ho avuto dal Consiglio di Dipartimento di
Astronomia dell’Università di Bologna la responsabilità della gestione
scientifica ed amministrativa del Museo della Specola; in tale veste sono
membro del Comitato Tecnico-Scientifico del Sistema Museale d’Ateneo
dell’Università di Bologna (già Centro Interdipartimentale per i Servizi
Museografici ed Archivistici, del quale sono anche stato Vice-direttore e
membro della Giunta).
In veste di direttore del
Museo ho contribuito alla prosecuzione, iniziata alla fine degli anni Settanta
da A. Braccesi, del reperimento, inventariazione,
restauro, esposizione al pubblico, classificazione e catalogazione del
materiale storico-astronomico presente presso l’Università di Bologna, come
testimonia la già ricordata pubblicazione del catalogo completo
(italiano-inglese) del Museo, ad opera della Bologna University Press.
Nonostante le difficoltà connesse alla assoluta mancanza di personale addetto,
nel corso degli ultimi anni il Museo della Specola ha svolto un ruolo
importante nell’ambito dei musei scientifici, proponendosi come punto di riferimento
per la museografia astronomica, sia per la vastissima affluenza di pubblico
(oltre 15.000 visitatori all’anno), sia per la sua partecipazione a numerose
mostre internazionali, sia per l’attività di ricerca museografica, sia per la
sua presenza in rete sin dal 1994.
In questo ambito ho
partecipato attivamente ad una commissione istituita dalla Società Astronomica
Italiana per la definizione di criteri di classificazione della strumentazione
scientifica e di data-base per realizzare banche dati di strumentazione storica
astronomica. All’interno di questa commissione ho coordinato un gruppo di
lavoro che ha elaborato un’originale proposta di classificazione, basata su
criteri “gerarchici indicizzati” con particolare attenzione alla tipologia
d’uso di ogni strumento. I risultati sono stati presentati (anche su invito) ad
alcuni convegni in Italia e all’estero (p.e. Leiden, Conference of the Scientific Instrument Commission) e pubblicati.
L’Istituto dei Beni
Culturali della Regione Emilia Romagna, con il quale ho collaborato per la
realizzazione di schede di catalogazione e classificazione di orologi meccanici
da torre presenti nel territorio, mi ha invitato nel
Ho collaborato a numerose
mostre storico-scientifiche. Con l’Istituto della Enciclopedia Italiana
Treccani ho curato alcune parti di interesse astronomico del catalogo della
mostra Imaging the new world: Columbian iconography, che il
Ministero degli Esteri e
Ho inoltre fatto parte della
commissione di valutazione dei progetti di realizzazione di un museo didattico
presso la sede di Monte Porzio dell’Osservatorio Astronomico di Roma.
Dal 1994, tra i primissimi in Italia e grazie alla
collaborazione con P. Battistini, il Museo della
Specola è presente in rete Internet con la versione informatizzata del
Catalogo, con schede e immagini di tutti gli strumenti. Il sito è stato
rinnovato nel 1998 ed attualmente è in fase di realizzazione un CD. Negli
stessi anni ho collaborato alla realizzazione di un software, in forma di
ipertesto, per la costruzione di percorsi didattici interattivi, a disposizione
del pubblico nel Museo.
Nella metà degli anni
Novanta ho avuto dal Centro Interdipartimentale per gli Studi Museografici ed
Archivistici di Bologna la responsabilità di coordinare un gruppo di lavoro per
il recupero e la fruizione in rete del materiale prodotto dal Progetto ‘Bologna
E’ attualmente in corso una
collaborazione con
4. Attività
nel campo della diffusione della cultura astronomica
Ho sempre ritenuto che, per chiunque avesse la
fortuna di svolgere un lavoro, impegnativo e delicato sì, ma senz’altro
culturalmente stimolante quale quello della ricerca e dell’insegnamento
universitario, fosse importante e doveroso contribuire alla diffusione verso un
pubblico più ampio possibile della conoscenza della propria disciplina, delle
sue conquiste, dei suoi protagonisti e dei suoi strumenti culturali.
Per questo mi sono sempre
impegnato nell’attività di divulgazione dell’astronomia e più in generale della
scienza, come testimoniano le numerosissime conferenze tenute in ogni parte
d’Italia e le pubblicazioni di carattere divulgativo.
Per cinque anni, dal 1982 al
1986, ho tenuto la direzione di Coelum, una delle più antiche riviste di divulgazione
astronomica, fondata da Guido Horn-d’Arturo a Bologna
nel 1931, e che era giunta ad avere un pubblico di oltre 3000 abbonati. La
rivista venne premiata all’Astronomical Exhibition di Malta del 1982.
Dal 1997 il Consiglio
Direttivo della SAIt mi ha affidato la direzione del Giornale di Astronomia, rivista di informazione, cultura e
didattica, edita dal 1975. Ho contribuito così, insieme ai colleghi della
redazione, al miglioramento della rivista (già prima di ottimo livello, come
testimonia il premio ricevuto nel 1996 dalla Società Italiana di Fisica),
cercando di ampliare la parte dedicata agli aspetti culturali dell’astronomia,
alla presentazione e discussione di attività di didattica della disciplina e
alla storia dell’astronomia.
Dal 1998 ho contribuito alla
realizzazione della nuova rivista Al-Magella al-Falakyya (di cui sono direttore), edizione in lingua
araba del Giornale, che si pone
l’obiettivo di diffondere la cultura astronomica nei paesi del Mediterraneo di
lingua araba. Il crescente interesse verso la rivista è dimostrato dall’aumento
del numero di istituzioni e singoli ricercatori che la richiedono e
dall’aumento del numero di contributi originali in lingua araba che vengono
inviati per la pubblicazione, che, peraltro, è sempre sottoposta al vaglio di referee, così come avviene per l’edizione italiana. Proprio
per l’opera di diffusione della cultura astronomica sostenuta dalla SAIt in
questi paesi tramite la pubblicazione di Al-Magella al-Falakyya, il Consiglio Direttivo
della Società è stato invitato nell’agosto del
Sempre nell’ambito della
diffusione dell’astronomia ho curato il volume L’astronomia in Italia, edito nel 1998 dalla SAIt. Per questo tipo
di attività di editoria scientifico-divulgativa ho avuto la soddisfazione di
ricevere pieno apprezzamento dal Consiglio Direttivo e dall’assemblea dei soci
della SAIt.
Ho inoltre collaborato alla
realizzazione di alcuni prodotti informatici originali, di divulgazione e
didattica, sia nel sito web Caelum et Terra, ideato e coordinato da P. Tucci
a Brera, sia nel sito Prendi le stelle
nella rete, a cura di L. Benacchio
dell’Osservatorio Astronomico di Padova.
5. Attività di
gestione e partecipazione a comitati di consulenza
La disponibilità a partecipare direttamente ai
problemi di gestione e organizzazione è dimostrata dalla lunga e attiva
partecipazione a comitati di consulenza e gestione, nonché agli incarichi
svolti con responsabilità scientifiche ed amministrative. Un dettagliato elenco
di tali incarichi si trova nella prima parte di questo curriculum; qui mi
limiterò a ricordare solo i più significativi.
Sono stato membro del Consiglio Scientifico del Gruppo Nazionale
di Astronomia (GNA) del CNR per 9 anni e del Consiglio per le Ricerche Astronomiche (CRA) del MURST per 9 anni.
Di quest’ultimo sono stato anche membro della Giunta.
Per 10 anni sono stato Responsabile dell’Unità di Ricerca di
Bologna del GNA, con la relativa responsabilità amministrativa dei fondi,
in epoche nelle quali il CNR costituiva una delle maggiori fonti di
finanziamento per la ricerca astronomica.
Per la mia attività nel
campo della ricerca in storia della scienza, nel 1995 sono stato nominato dal
Comitato Scienze Fisiche del CNR nella Commissione
di Studio per
Sono Direttore del Museo della Specola di Bologna dal 1988, con
responsabilità scientifica ed amministrativa di gestione. In questa veste sono
stato Vicedirettore del Centro
Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici dell’Università
di Bologna e di recente sono stato nominato dal Rettore membro del Comitato Scientifico del “Museo di Palazzo
Poggi” della stessa Università. A seguito dell’ampia attività di
collaborazione e consulenza svolta da tempo con la locale Soprintendenza per i
Beni Artistici e Storici, sono stato recentemente proposto quale Ispettore Onorario del Ministero dei Beni
Culturali.
Sono stato Direttore di Coelum
ed attualmente sono Direttore del
Giornale di Astronomia e della sua edizione araba Al-Magella al-Falakyya.
Sono attualmente Vicedirettore del Dipartimento di
Astronomia dell’Università di Bologna.
Infine, sono stato eletto Vicepresidente della Società Astronomica
Italiana a seguito dell’attività svolta per molti anni nel Consiglio
Direttivo della stessa.