Curriculum vitæ di Fabrizio Bònoli

 

 


Sommario

·         Titoli di studio

·         Posizione attuale

·         Incarichi attuali

·         Incarichi precedentemente svolti

·         Appartenenza a organizzazioni nazionali ed internazionali

 

1. Attività di ricerca

1.1 Ricerca e studio di Nuclei galattici attivi (AGN)

1.2 Ricerca e studio degli ammassi globulari nelle galassie vicine

1.3 Ricerche in astronomia storica

2. Attività didattica

3. Attività nel campo della museografia

4. Attività nel campo della diffusione della cultura astronomica

5. Attività di gestione e partecipazione a comitati di consulenza

 

 


Titoli di studio

 

·         Maturità classica presso il Liceo-Ginnasio G.B. Morgagni di Forlì nel luglio 1966.

·         Laurea in Astronomia presso l’Università di Bologna il 24 luglio 1972, con una tesi su “Emissione di impulsi a 10 Ghz da esplosioni di Supernovae”.

·         Diploma di Perfezionamento in Teoria e applicazioni delle macchine calcolatrici presso l’Università di Bologna il 20 dicembre 1974 con una tesi su “Distribuzione in coordinate equatoriali, su una proiezione di Hammer-Aitoff della sfera celeste, dei campi osservati di Supernovae”.

 

Posizione attuale

 

·         Professore Associato presso il Dipartimento di Astronomia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dal 7 gennaio 2004, confermato in ruolo il 7 gennaio 2007, in seguito a idoneità al concorso per Professore Associato dell’Università di Palermo conseguita il 15 novembre 2002.

·         Docente di Storia dell’Astronomia del Corso di Studi per la Laurea in Astronomia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a. 1990-91.

·         Docente di Storia della Cosmologia del Corso di Studi per la Laurea Magistrale in Astrofisica e Cosmologia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a. 2008-09.

·         Docente di Astronomia del Corso di Studi per Laurea Triennale in Scienze Naturali della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a. 2004-05.

 

Incarichi attuali

 

·         Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Storia della Fisica e dell’Astronomia dal 26/07/2012.

·         Referente scientifico del Museo della Specola del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna dal 16/09/2013.

·         Membro del Consiglio Scientifico dello SMA (Sistema Museale d’Ateneo) dell’Università di Bologna dal 1/01/2014

·         Direttore del Giornale di Astronomia, edito dalla Società Astronomica Italiana, dal 1997.

·         Ispettore Onorario della Soprintendenza ai Beni Artistici dal 2001.

·         Responsabile scientifico del progetto “Specola 2000” svolto in collaborazione tra Società Astronomica Italiana e Ministero per i Beni Culturali.

·         Rappresentante di Ateneo nel Consiglio Direttivo del Centro Interuniversitario di Ricerca in Filosofia e Fondamenti della Fisica.

·         Membro dei vari Consigli di Corsi di Laurea in Astronomia dell’Università di Bologna succedutisi dal 1988.

·         Membro del Comitato scientifico della Biblioteca interdipartimentale di Fisica e Astronomia, Matematica, Informatica dal 25/09/2013.

 

Incarichi svolti

 

·         Vicepresidente della Società Astronomica Italiana dal 24/4/2001 al 31/12/2013.

·         Membro del Consiglio Direttivo della Società Astronomica Italiana dal 19/9/1994 al 31/12/2013.

·         Vicedirettore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna dal 2001 al 30/10/2009.

·         Membro della Giunta del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna dal 1986 al 1996.

 

·         Membro della Giunta del CRA (Consiglio per le Ricerche Astronomiche), dal 1993 al 1994.

·         Membro del CRA (Consiglio per le Ricerche Astronomiche), organo di consulenza del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, dal 1983 al 1987 e dal 1991 al 1994.

·         Responsabile dell’Unità di Ricerca di Bologna del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR dal 1985 al 1995.

·         Membro del Consiglio Scientifico del Gruppo Nazionale di Astronomia del CNR dal 9 ottobre 1986 al 1995.

·         Membro della Commissione di Studio per la Storia della Fisica ed Astronomia del Comitato Scienze Fisiche del CNR, dall’11 maggio 1995.

 

·         Responsabile del Museo della Specola del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna dal 1988 al 16/07/2013.

·         Membro del Comitato Tecnico-Scientifico dello SMA (Sistema Museale d’Ateneo) dell’Università di Bologna dal 1999 al 16/07/2013.

·         Vice-direttore del CISMA (Centro Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici) dell’Università di Bologna nel 1993.

·         Membro della Giunta del CISMA (Centro Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici) dell’Università di Bologna dal 1992 al 1994.

·         Membro del Comitato Tecnico-Scientifico del CISMA (Centro Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici) dell’Università di Bologna dal 1989 al 1999.

·         Membro del Comitato Scientifico del “Museo di Palazzo Poggi” dell’Università di Bologna dal 2001 al 2011.

·         Membro della Commissione Musei della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dal 1988 al 1989.

·         Membro del Consiglio del Centro Interdipartimentale di Ricerche Educative dell’Università di Bologna dal 1987 al 2007.

·         Direttore di Al-Magella al-Falakyya, edizione in lingua araba del Giornale di Astronomia, edita dalla Società Astronomica Italiana, dal 1998 al 2003.

·         Direttore della rivista Coelum, edita dall’Istituto di Astronomia dell’Università di Bologna, dal 1 gennaio 1982 al 31 dicembre 1986.

 

·         Incaricato di un modulo su La Rivoluzione Scientifica, nel Dottorato di Ricerca in Astrofisica, presso l’Università de La Laguna, Tenerife, Spagna, 2005.

·         Incaricato di Museografia Astronomica nel Master in Museologia Scientifica dell’Università di Bologna negli anni 2004 e 2005.

·         Incaricato di un Modulo di Astronomia per la Disciplina “Didattica delle Scienze della Terra e dell’Astronomia” nella Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario, Indirizzo di Scienze Naturali, dell’Università di Bologna dall’a.a. 1999-2000.

·         Docente di Storia dell’Astronomia II del Corso di Studi per la Laurea Specialistica in Astrofisica e Cosmologia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna dall’a.a. 1990-91 al 2007-08.

·         Docente di Epistemologia e Storia delle scienze nella Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario (SSIS), Indirizzo di Scienze Naturali, dell’Università di Bologna dall’a.a. 1999-2000.

·         Incaricato di Storia dell’Astronomia del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna nell’a.a. 1997-98.

·         Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Astronomia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna, dal 1 agosto 1980.

·         Contrattista presso la Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna, gruppo astronomico, dal 6 settembre 1975 al 31 luglio 1980.

·         Responsabile dei laboratori fotografici del Dipartimento di Astronomia e dell’annessa stazione osservativa di Loiano dal 1975.

·         Incaricato di esercitazioni pratiche presso il Corso di Laurea in Astronomia della Facoltà di Scienze mm. ff. nn. dell’Università di Bologna nell’a.a. 1974-75.

·         Incaricato di esercitazioni pratiche presso la Cattedra di Fisica II della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna nell’a.a. 1972-73.

 

·         Membro del Comitato scientifico del XXXIII Congresso nazionale della SISFA, Acireale 4-7 settembre 2013.

·         Membro del Comitato scientifico del 57° Congresso nazionale della SAIt “L'astronomia italiana verso Horizon 2020”, Bologna, 7-10 maggio 2013.

·         Membro del Comitato scientifico della mostra L’universo in evoluzione. Dal Big Bang alla vita, per BoAstro2009, Bologna 2009.

·         Presidente del Comitato scientifico e organizzativo della mostra 70 anni allo specchio: 1936-2006, Bologna, 2006.

·         Presidente del Comitato scientifico del 2005 – Anno Cassiniano, Bologna, 2004-05.

·         Membro del Comitato scientifico dell’International Conference Titan: from Discovery to Encounter, Olanda, aprile 2004.

·         Membro del Comitato scientifico dell’Accademia Nazionale dei Lincei per il Convegno Cento anni di astronomia in Italia: 1860-1960, Roma. marzo 2003.

·         Membro del comitato scientifico del convegno Cosmology through Times, Roma giugno 2001.

·         Membro del comitato scientifico del III convegno Inspiration of Astronomical Phenomena, Palermo dic. 2000 - gen. 2001.

·         Membro del comitato scientifico e del comitato organizzativo del convegno Seventh Centenary of the Teaching of Astronomy in Bologna: 1297-1997, Bologna giugno 1997.

·         Membro del Comitato scientifico del Planetario di San Giovanni in Persiceto dal 1998.

·         Consulente scientifico per il Planetario del Comune di Ravenna dal 1985 al 1990.

 

·         Membro della Commissione selezionatrice per una borsa di studio presso l’Osservatorio Astronomico di Bologna, ottobre 2009.

·         Membro della Commissione giudicatrice per la valutazione comparativa ad un posto di Ricercatore universitario presso l’Università di Catania, febbraio-marzo 2008.

·         Membro della Commissione giudicatrice per il Dottorato di Ricerca in Astronomia presso l’Università di Bologna, nel 2004.

·         Membro della Commissione giudicatrice per la valutazione comparativa ad un posto di Ricercatore universitario presso l’Università di Urbino, nel 2000.

·         Membro della Commissione esaminatrice di un concorso per funzionario tecnico presso l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, nel 2000.

·         Membro della Commissione di valutazione dei progetti di realizzazione di un museo didattico presso la sede di Monte Porzio dell’Osservatorio Astronomico di Roma, nel 2000.

·         Membro della commissione giudicatrice per un concorso a “Responsabile istituzioni scientifico-museali” del Comune di Ravenna, nel 1998.

 

 

Appartenenza a organizzazioni nazionali ed internazionali

 

·         Società Astronomica Italiana

·         Società degli Storici della Fisica e dell’Astronomia

·         Società Italiana di Fisica

·         Associazione Nazionale Musei Scientifici

·         International Astronomical Union

·         International Union of History and Philosophy of Science

·         Scientific Instrument Commission

·         International Council of Museums

·         Internationale Coronelli-Gesellschaft fur Globen-und Instrumentenkunde.

·         Honorary Appointed to the Research Board of Advisors of the American Biographical Institute

·         New York Academy of Science

·         Royal Photographic Society

 

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1. Attività di ricerca

 

Sin dall’inizio dell’attività scientifica il mio interesse si è rivolto verso le problematiche connesse all’osservazione, interpretazione e studio delle strutture e dell’evoluzione dei sistemi stellari, con ovvi collegamenti al quadro generale dell’astrofisica delle galassie e alla cosmologia.

Come prosecuzione del lavoro iniziato durante la tesi di laurea, presso l’Istituto TeSRE del CNR, ho partecipato ad un esperimento, in collaborazione con ricercatori di Harwell, Glasgow e Dublino, connesso alla rivelazione di radiazione a microonde emessa durante la fase di esplosione delle Supernovae. Obiettivo di questo esperimento era quello di verificare la possibilità di sviluppare una nuova tecnica che permettesse di rivelare SN in ammassi di galassie e soprattutto di rivelarle in una fase della emissione di radiazione che permettesse di studiarne le prime variazioni di luminosità. Una tecnica di questo tipo avrebbe consentito di osservare un gran numero di SN in ammassi densi di galassie, aumentando le informazioni connesse alla loro frequenza nelle galassie e al loro utilizzo come candele campione nella scala delle distanze.

 

Quando è iniziata la realizzazione del telescopio G.D. Cassini da 152cm a Loiano (Bo), ho collaborato attivamente alla sua installazione e messa a punto e al suo pieno utilizzo come strumento di carattere nazionale, in qualità di responsabile del Laboratorio fotografico e di membro della Commissione tecnica di gestione del telescopio.

La disponibilità di uno strumento di questo tipo e l’interesse a sfruttarne al massimo le caratteristiche – campo corretto di 70’ e grande scala (17”/mm) – mi hanno spinto a definire, in collaborazione con altri colleghi del Dipartimento di Astronomia di Bologna e di altre istituzioni astronomiche nazionali ed estere, alcuni progetti di ricerca rivolti soprattutto verso le seguenti problematiche: ricerca e studio di Nuclei galattici attivi (AGN), per ottenere informazioni sulla loro evoluzione e sui fenomeni avvenuti nelle prime fasi evolutive delle galassie mediante conteggi di oggetti ad eccesso ultravioletto e studio morfologico e fotometrico di quasar e galassie di Seyfert; ricerca e studio degli ammassi globulari nelle galassie vicine, per ottenere informazioni sulle prime fasi della storia evolutiva delle galassie e delle popolazioni stellari al loro interno dalle proprietà fisiche e dinamiche degli oggetti più antichi osservabili nelle galassie più vicine e dal confronto con gli ammassi della nostra Galassia.

 

 

1.1 Ricerca e studio di Nuclei galattici attivi (AGN)

 

La massiccia acquisizione di materiale osservativo necessario alla realizzazione dei progetti sopra citati ed in particolare il ‘lento’ rapporto focale (F/8) del telescopio da 152cm di Loiano, imposero l’approfondimento delle tecniche di trattamento dei materiali fotografici, oltre che delle tecniche di riduzioni fotometriche da osservazioni fotografiche. In questo settore ho sviluppato e messo a punto, con pubblicazioni originali, alcune tecniche, tra le quali, in particolare, la conservazione per lungo tempo delle emulsioni in atmosfera inerte di azoto, che consentisse anche un guadagno in velocità delle emulsioni stesse, lo studio della formazione dell’immagine latente e della possibilità di diminuire il fallimento di reciprocità a bassa intensità (LIRF) usando tecniche di preesposizione (contributo pubblicato su una delle maggiori riviste nel settore della fotografia scientifica) e il confronto fra varie tecniche di ipersensibilizzazione dei materiali fotografici sensibili all’infrarosso, per definire un trattamento che permettesse di ottenere non soltanto il maggior guadagno in velocità, ma soprattutto la migliore uniformità e riproducibilità, condizioni queste necessarie per un corretto uso dei materiali fotografici per fini fotometrici, spettroscopici e morfologici.

 

Nel lavoro di ricerca sugli AGN, una collaborazione con altri colleghi, in particolare Alessandro Braccesi e Valentina Zitelli, permise di approfondire gli studi sui QSO. Al materiale fotografico originale dello Schmidt da 48” del Palomar, già disponibile, se ne aggiunse del nuovo ottenuto sia con la camera a grande campo e con gli amplificatori d’immagine VARO ed EMI del telescopio di Loiano, sia con osservazioni spettroscopiche condotte in collaborazione con Richard G. Kron al telescopio da 2.7m del McDonald Observatory. Gli studi compiuti sulla variabilità ottica dei QSO mostrarono come non vi fosse relazione tra la luminosità assoluta e la variabilità e suggerirono l’esistenza di un tempo caratteristico di 5 mesi per i fenomeni connessi alla variabilità.

Inoltre, uno studio approfondito di una regione di poco meno di 2 gradi quadrati di cielo, in cui si ottennero magnitudini UBV di circa 300 oggetti, permise di discutere la relazione numero-magnitudine dei quasar selezionati otticamente, sulla base di un nuovo punto a B = 21.5. Il rapido aumento del numero di oggetti da B = 15.5 a B = 21.5 indicava una forte evoluzione cosmologica e si cercò, quindi, utilizzando i dati spettroscopici disponibili su alcuni degli oggetti del campione, di studiarne la densità superficiale in funzione della magnitudine e di z, per cercare di capire se questi oggetti fossero sottoposti ad una evoluzione in densità o in luminosità e, di conseguenza, quale fosse la loro natura ed il significato dei cambiamenti che si osservavano nella loro popolazione con l’età dell’Universo.

La discussione in atto alla fine degli anni ’70 sulla natura degli oggetti ad eccesso ultravioletto, sulla possibilità di osservare la galassia sottostante e di studiarne le caratteristiche, sul contributo dei QSO al background X e sulla possibilità di osservare galassie primordiali, suggerì di proseguire ulteriormente nell’analisi dettagliata di quella frazione di oggetti, all’interno del campione sopra menzionato, che avevano mostrato una immagine non stellare. Questa analisi aveva così fatto avanzare l’ipotesi dell’esistenza di una popolazione di oggetti ad eccesso ultravioletto in rapida evoluzione, che confortava le evidenze osservative di una forte evoluzione in colore nelle galassie deboli e inoltre poteva essere indice del fatto che si stesse osservando la coda brillante degli stadi iniziali di formazione delle galassie. La risonanza avuta sulla letteratura scientifica internazionale con la pubblicazione di queste ricerche e l’importanza degli interrogativi posti spinse ad un più approfondito studio.

Osservazioni spettroscopiche mirate ed un’accurata analisi quantitativa delle immagini di questi oggetti estesi – eseguita, insieme a Luciana Federici, utilizzando un fit gaussiano bidimensionale applicato alle scansioni PDS delle migliori lastre disponibili – portarono, tuttavia, a concludere come il campione in esame fosse essenzialmente composto da oggetti quasi-stellari radio-quieti classici.

Nell’ambito dello studio degli AGN ed in particolare della loro evoluzione, ho collaborato, inoltre, ad una ricerca a lungo respiro – con colleghi di Bologna e di Padova – sulle galassie di Seyfert. Scopo di tale programma era quello di effettuare dettagliate osservazioni fotometriche e morfologiche, con le camere CCD dei telescopi di cima Ekar e di Loiano, di un campione di 42 Seyfert 1, onde poterne rideterminare la magnitudine nucleare, inquinata dalla luminosità della galassia sottostante e quindi ridefinirne la funzione di luminosità. Questo progetto, iniziato negli anni ’86-’87, ha richiesto numerose stagioni osservative, a causa sia della vastità del campione selezionato di oggetti, che delle richieste di qualità fotometrica e di ottimo seeing; richieste queste ultime che impegnarono per lungo tempo telescopi come quelli di Loiano e di Asiago, a causa delle condizioni meteorologiche dei siti in cui si trovano. Le analisi conclusive mostrarono come in metà delle galassie genitrici il bulge contribuisse ad oltre il 40% del flusso totale e come il disco dominasse sul bulge nella maggior parte dei casi osservati, suggerendo quindi che una frazione significativa di Seyfert potesse essere costituita da late-type galaxies. Il fatto che le galassie genitrici apparissero più blu delle galassie normali e che i colori IR apparissero più rossi rafforzava il suggerimento che nelle galassie di Seyfert il processo di formazione stellare fosse in media rafforzato.

 

 

1.2 Ricerca e studio degli ammassi globulari nelle galassie vicine

 

Nell’ambito delle ricerche sui sistemi di ammassi globulari nelle galassie vicine, assieme ad alcuni colleghi di Bologna ho attivamente partecipato, fin dalle sue primissime fasi, al programma di ricerca sugli ammassi globulari della galassia di Andromeda (M31) – iniziato al telescopio di Loiano nel 1977 – ricercando di volta in volta collaborazioni nazionali ed internazionali su problemi specifici. Scopo della ricerca è stato lo studio approfondito, dal punto di vista fotometrico, morfologico, spettroscopico e dinamico, del sistema di ammassi in M31, per la sua importanza relativamente ad argomenti inerenti sia la conoscenza della galassia genitrice – massa, dinamica ed evoluzione chimica – sia il conseguente confronto con la nostra Galassia, sia l’utilizzo degli ammassi globulari come indicatori secondari di distanza.

Una ricerca di questa portata ha richiesto una enorme quantità di materiale osservativo: oltre 60 lastre da 25 x 25 cm in due colori esposte al telescopio di Loiano su un’area di 4° x 4°, più altre 30 lastre in cinque colori del telescopio Schmidt da 2m di Tautenburg su un’area di 9° x 9° centrata su M31, scansioni PDS del materiale fotografico, osservazioni con camere CCD per misure fotometriche e morfologiche di singoli candidati o di gruppi selezionati di candidati, osservazioni fotometriche nella regione IR, osservazioni spettroscopiche di singoli candidati, osservazioni con Hubble Space Telescope. Inoltre è stato necessario un lungo tempo per la messa a punto delle tecniche di riduzione e per le riduzioni stesse, nonché per la necessaria organizzazione ed interpretazione della vasta mole di dati.

Prima fase nello studio degli ammassi in Andromeda è stata quella di produrne un campione il più possibile completo e incontaminato, il che presentava non poche difficoltà osservative. Gli ammassi globulari in M31 hanno infatti dimensioni confrontabili con il disco di seeing (10 pc = 3.3 arcsec) e si ritenne, quindi, necessario non solo rivedere criticamente i campioni già esistenti, ma soprattutto esaminare accuratamente tutte le immagini sulle lastre di Loiano e cercare di utilizzare o sviluppare tecniche oggettive per la loro analisi morfologica; tecniche che sono state messe a punto nella ricerca effettuata su un’area di 70’ centrata sulla galassia (fino cioè a 7 kpc dal nucleo). Questo lavoro ha prodotto un catalogo con circa il 20% in più di candidati ammassi rispetto alle precedenti liste presenti in letteratura. Successivamente, in collaborazione con Roberto Buonanno e Carlo Corsi di Roma, si determinarono, dalle scansioni PDS dei singoli candidati, le magnitudini B e V ed un parametro strutturale che ha consentito di dedurre per la prima volta la stima di un parametro intrinseco, quale il raggio di core, in ammassi esterni alla nostra Galassia e di studiarne le proprietà su di un campione omogeneo, vasto (240 oggetti) e completo fino alla magnitudine V = 18. Va sottolineato, a questo proposito, che un primo studio spettroscopico effettuato da Huchra et al. (1983) al MMT confermò la natura di 60 candidati selezionati su 60 osservati. Inoltre, tramite la identificazione delle sorgenti X osservate nella survey eseguita su M31 dal satellite Einstein, sono state studiate le proprietà dei 25 ammassi X-emittenti, confrontandole con quelle di analoghe sorgenti in ammassi globulari galattici e trovando in M31 la presenza di più forti e/o più numerosi ammassi globulari emittenti X del previsto, attribuibile alle differenti dimensioni dei sistemi di ammassi nelle due galassie e a differenze nelle interazioni dinamiche fra gli ammassi e la galassia genitrice.

Dopo una favorevole accoglienza a livello internazionale dei risultati di questi lavori si iniziò una collaborazione con l’Osservatorio di Tautenburg che rese disponibili lastre del telescopio Schmidt da 2m, su cui sono state determinate – con le stesse tecniche di fit bidimensionale applicato alle scansioni PDS – le magnitudini UBVR dei candidati precedentemente selezionati in M31. Si ottenne così un campione di 353 candidati ammassi fino ad una distanza di oltre 15 kpc dal nucleo della galassia, stimato completo fino alla magnitudine V = 18 (Mv = – 6.5). L’accuratezza del lavoro svolto e le tecniche utilizzate permisero inoltre di compiere una completa revisione di tutte le precedenti liste pubblicate. Si è inoltre proceduto nella ricerca di ammassi fino ad una distanza di oltre 30 kpc dal nucleo – utilizzando sempre lastre UBVRI di Tautenburg – con lo scopo di estendere il campione e di ottenere candidati a grande distanza proiettata dal nucleo, per poterne effettuare lo studio spettroscopico e, tramite la dispersione in velocità, ottenere informazioni sulla massa della galassia genitrice. A questo proposito sono state compiute osservazioni spettroscopiche con il telescopio del KPNO da 4m e, nelle estati ’89 e ’90, con il telescopio da 6m sovietico. Applicando il metodo degli statistical mass estimators ad un totale di 162 ammassi osservati spettroscopicamente (parte dal nostro, parte da altri gruppi di ricerca) si ottenne una stima della massa di M31 pari a 4.1 x 1011 M¤ a R ~ 16 kpc.

Nella prosecuzione dell’analisi dettagliata del sistema di M31 e in collaborazione con Richard G. Kron e Donald Hamilton si sono ottenuti al telescopio da 2.7m del McDonald Observatory spettri degli ammassi identificati con sorgenti X, la cui riduzione, effettuata insieme a Luciana Federici e Donald Hamilton durante un soggiorno presso la base del CTIO a La Serena, permise di iniziare lo studio della metallicità dei candidati. Un ulteriore vasto campione di candidati è stato oggetto di osservazioni spettrofotometriche presso il telescopio da 6m del SAO.

Sono state inoltre eseguite osservazioni al telescopio infrarosso del Gornergrat (TIRGO) di ammassi globulari di M31, che hanno consentito di ampliare notevolmente il numero di oggetti osservato nelle bande fotometriche JHK. L’analisi dei dati osservativi non consentì di evidenziare un gradiente di metallicità radiale nel sistema di ammassi, fino a 20 kpc dal nucleo della galassia, né si è potuta confermare l’esistenza di alcuna relazione fra la magnitudine ed i colori infrarossi, che era stata da più parti suggerita come possibile indicatore di distanza. Si è inteso quindi proseguire l’esame del campione nelle bande infrarosse per aumentare il numero di oggetti osservati, onde confermare o meno le evidenze delle prime osservazioni e studiare i problemi dell’arrossamento interno di M31 in connessione con le osservazioni spettrofotometriche al telescopio da 6m SAO. A tale scopo si sono ottenute nel corso del 1989 alcune notti alla camera CCD del telescopio UKIRT e nel settembre-ottobre ’90 altre notti, allo stesso telescopio sul Mauna Kea e al TIRGO, nel corso delle quali si è ampiamente esteso il campione di ammassi con misure fotometriche nelle bande JHK, fino alla magnitudine V ~ 18.

Attorno a questo filone di ricerca si è creato nel 1984 un gruppo di lavoro che ha elaborato una proposta di osservazione con la Faint Object Camera (FOC) all’Hubble Space Telescope. Questo programma – M31 Globular Clusters and Halo Stars – ha ottenuto 8 ore di tempo di osservazione all’interno dell’Investigation Definition Team’s Guaranteed Time (GTO) e la sua prosecuzione – Color-Magnitude Diagrams of a Sample of Globular Clusters in M31 – ha ottenuto 18 ore di Guest Observer Time. Scopo di queste proposte – che per le note vicende connesse alle ottiche di HST non fu possibile realizzare pienamente – era quello di migliorare la determinazione dell’età degli ammassi globulari, tramite osservazioni con la FOC di alcuni ammassi in M31 per ottenerne il diagramma colore-magnitudine almeno una magnitudine sotto all’Horizontal Branch (HB) e con una accuratezza di 0.1 mag. Si prevedeva così di poter determinare la dipendenza della luminosità dalla metallicità delle RR Lyrae, informazione decisiva per derivare l’età degli ammassi. Sono stati osservati 13 ammassi e dalla deconvoluzione delle immagini FOC è stato possibile ottenere i relativi profili di brillanza superficiale, la brillanza superficiale centrale ed il raggio di core. Questi dati, decisamente migliori di quelli ottenibili all’epoca da terra, hanno mostrato una decisa somiglianza ai valori degli ammassi globulari galattici.

 Nell’ottica dello studio dei sistemi di ammassi nelle galassie vicine, per poter utilizzare la funzione di luminosità del sistema come indicatore secondario di distanza, si sono analizzate lastre di Loiano centrate sulla galassia a spirale di tipo avanzato NGC 2403, ottenendo un campione di alcuni candidati fino alla magnitudine V = 20 ed effettuando poi osservazioni spettroscopiche – con Richard G. Kron al telescopio da 2.7m del Mc Donald Observatory – di alcuni di questi. La necessità di ottenere un campione più vasto di candidati, onde poterne osservare la funzione di luminosità per meglio calibrare la scala delle distanze, di cui NGC 2403 è un punto estremamente importante – (m-M)o ~ 27 – ha suggerito di estendere (in collaborazione con colleghi di Trieste) la selezione su lastre ottenute al telescopio da 4m del KPNO, usando tecniche di analisi oggettive.

 

Nell’ambito di tutte queste ricerche ho utilizzato personalmente numerosi telescopi, sia in Italia che all’estero: 6m SAO nel Caucaso, 3,5m UKIRT infrarosso alle Hawaii, 2m Schmidt in Germania, 1,54m Danish in Cile, 1,5m TIRGO infrarosso in Svizzera, 1,8m ad Asiago, 90cm Schmidt a Campo Imperatore. Ho inoltre personalmente contribuito a tutte le altre fasi delle ricerche: definizione del programma scientifico, preparazione delle osservazioni, definizione dei programmi di riduzione, riduzioni fotometriche e morfologiche, analisi ed interpretazioni dei dati, conclusioni astrofisiche. Le numerose pubblicazioni su riviste internazionali e comunicazioni a congressi testimoniano la vastità e l’originalità della ricerche svolte. In particolare, il catalogo degli ammassi globulari di Andromeda, realizzato dal gruppo di ricerca del quale ho fatto parte sin dall’inizio, è tuttora un punto di riferimento indiscusso per le ricerche nel campo.

 

 

1.3 Ricerche in astronomia storica

 

Da oltre una decina d’anni l’interesse sempre mostrato verso la comprensione dell’evoluzione delle idee scientifiche e, in particolare, di quelle astronomiche, mi ha portato a fare di questo interesse la mia primaria attività scientifica e didattica.

Nel momento in cui, alla fine degli anni Ottanta, ho iniziato ad occuparmi di queste problematiche, assumendo contemporaneamente l’incarico universitario di Storia dell’Astronomia e la Direzione del Museo della Specola di Bologna, mi sono trovato di fronte alla scelta di indirizzare le mie ricerche, e di conseguenza anche quelle dei collaboratori e degli studenti (in particolare per questi ultimi nell’ambito delle tesi di laurea).

Definire un filone di ricerca molto specialistico e approfondirlo il più possibile oppure cercare di coprire al massimo i vari aspetti del lungo e vasto sviluppo delle idee astronomiche?

Due motivazioni mi hanno spinto a scegliere la seconda strada. Da una parte, l’assenza nell’ambiente astronomico locale di una grossa tradizione di studi nel settore nella quale potersi inserire mi ha fatto ritenere importante non precludere sbocchi imprevedibili ad un ambiente che era in pratica completamente da costruire, soprattutto (come si diceva) nei riguardi degli studenti che sempre più numerosi seguivano il mio corso di Storia dell’Astronomia e che si dimostravano singolarmente interessati proprio ai più diversi aspetti dell’evoluzione di questa disciplina. Dall’altra parte, non posso negare un interesse del tutto personale a tentare di approfondire il fatto che l’astronomia, nel corso del tempo, non si sia mai collocata ad un solo livello della realtà storica, bensì al punto di intersezione tra i vari livelli e come di conseguenza, proprio per il suo carattere ampiamente interdisciplinare, sia difficile percorrerne lo sviluppo senza tenere in considerazione i contatti con le altre discipline e, soprattutto, con le varie realtà culturali e sociali. Si tratta, quindi e ambiziosamente, di tentare di affrontare le tensioni tra storiografia sincronica e diacronica e tra le trattazioni interne od esterne dello sviluppo storico della disciplina.

Mi è molto chiaro come una scelta di questo tipo presti il fianco a ovvie critiche di carattere sia storico che accademico e scientifico per quella che potrebbe apparire una voluta mancanza di specializzazione professionale. I risultati ottenuti, tuttavia, sia nei confronti della crescita di un ambiente locale, sia delle motivazioni culturali fornite agli studenti (anche in vista di loro successive attività), sia nei contatti nazionali ed internazionali, sia nei numerosi inviti a presentare relazioni a convegni specialistici (anche all’estero), mi hanno nel tempo ampiamente e personalmente confortato nella decisione intrapresa. Credo, così, di poter sostenere che, grazie anche al mio contributo, il Dipartimento di Astronomia di Bologna è divenuto in questi ultimi anni uno dei punti di riferimento nel campo dello studio dell’evoluzione delle idee astronomiche.

 

Nondimeno, pur cercando di mantenere sempre, come si diceva, uno spettro di interessi il più ampio possibile, l’esperienza pluriennale di ricerca nel campo dell’astrofisica e delle relative tecnologie osservative, strumentali e informatiche e lo sviluppo cui è andata incontro l’astronomia nell’ambiente dello Studio bolognese, particolarmente dinamico in certi periodi storici, mi hanno consentito di rivolgere l’attenzione verso la comprensione dello sviluppo del pensiero astronomico nel periodo che precede e segue la cosiddetta “rivoluzione scientifica”, nel quale Bologna era uno dei centri culturali più importanti d’Europa, con particolare riguardo alle metodologie e alle tecniche che in quei secoli sono state usate, al contributo che queste hanno portato alla comprensione e alla definizione di un nuovo “sistema del mondo” e alle ricadute culturali negli altri ambienti.

In tale ottica mi sono occupato e mi occupo – con pubblicazioni già stampate o in corso di stampa, lavori in fase di realizzazione, comunicazioni a congressi (molte su invito), collaborazioni all’organizzazione di convegni e di mostre storico-scientifiche e tesi di laurea – dello studio di personaggi od avvenimenti che hanno lasciato un segno particolare nello sviluppo della disciplina o che hanno avuto un ruolo di primo piano nell’ambiente culturale dei periodi in questione. Dei più significativi di questi presento qui alcuni aspetti.

 

Un ampio lavoro è stato svolto, in collaborazione con A. Braccesi e E. Baiada, per la redazione del Catalogo del Museo della Specola (italiano-inglese). In tale catalogo compaiono una storia dell’astronomia bolognese e dettagliate schede illustrative e storiche degli oltre 100 strumenti esposti nel Museo, frutto anche dello studio di documenti d’archivio relativi al materiale strumentale, alle tecniche con cui veniva realizzato e usato e alla scienza che con esso veniva fatta.

Ho collaborato, fra l’altro, all’organizzazione del convegno Seventh Centenary of the Teaching of Astronomy in Bologna: 1297-1997 – particolarmente dedicato allo studio di Bartolomeo da Parma, del quale restano le più antiche lezioni di astronomia – e alla pubblicazione degli atti.

Sono stato invitato dalla Zanichelli a scrivere un contributo su Vincenzo Coronelli ed i suoi globi terrestri su di un libro pubblicato fuori commercio, mentre un contributo sui lavori astronomici dello stesso scienziato secentesco mi è stato richiesto per un volume interamente dedicato alla figura di Coronelli, un intellettuale europeo e il suo universo.

Un ampio lavoro di ricerca archivistica è stato svolto sugli unici scritti rimasti di Domenico Maria da Novara, insegnante di Astronomia a Bologna e maestro di Copernico, anche in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia dell’Universidad Complutense di Madrid (che ha ospitato per alcuni mesi, con una borsa di studio del CNR, un mio studente che si era laureato sull’argomento). L’analisi dell’opera di Novara può gettare nuova luce sulle origini del pensiero copernicano, sia per quello che riguarda le sue conoscenze astronomiche di base, sia per quello che riguarda le supposte (ma anche discusse) influenze neoplatoniche che Copernico avrebbe ricevuto proprio da Novara. Non tutti i “Pronostici” che Novara redigeva annualmente e che, come consuetudine dell’epoca, erano di carattere astronomico-astrologico, sono stati completamente studiati. Parte di questi sono andati dispersi, mentre altri si trovano presso diversi archivi europei (Bologna, Siviglia, Londra, Vaticano, Napoli). La raccolta completa di tutti i “Pronostici” di Novara esistenti è stata effettuata per la prima volta nell’ambito di questa ricerca ed i risultati del loro studio, in collaborazione con altri colleghi, sono stati raccolti in un volume edito da Olschki nel 2012, I Pronostici di Domenico Maria da Novara.

Uno degli astronomi più famosi che abbiano lavorato a Bologna ed uno dei maggiori di tutti i tempi è senz’altro Gian Domenico Cassini, la cui opera, tuttavia, non è mai stata approfonditamente studiata, in particolare quella svolta durante i venti anni di permanenza a Bologna. Notevole è stata, infatti, l’importanza di questi lavori, per i quali venne chiamato da Luigi XIV presso l’Observatoire Royal: dalla conferma osservativa della seconda legge di Keplero alla misura dell’inclinazione dell’eclittica, dalla scoperta della rotazione di Giove e di Marte alla misura dei periodi di rotazione dei satelliti di Giove per determinare la longitudine terrestre. Proprio sul periodo bolognese di Cassini sono stato invitato a presentare una relazione originale ad un convegno internazionale del Comité des Travaux Historiques et Scientifiques du Ministère de la Recherche tenutosi a Nizza. Nel corso delle ricerca archivistica eseguita per l’occasione si è rivelata di particolare interesse l’analisi del manoscritto delle lezioni di astronomia tenute dall’astronomo ligure a Bologna nel corso del 1666, dal quale risulta sia un’evidente influenza di Cusano sul problema dell’infinità dei mondi, che una non esplicita, ma decisamente chiara partecipazione alle idee copernicane. Recentemente sono stato invitato a tenere una relazione su questi argomenti durante le manifestazioni cassiniane che si svolgeranno a Parigi nel 2003.

Sono stato invitato a collaborare con alcuni colleghi del Dipartimento di Filosofia di Bologna per realizzare un progetto, già finanziato, che consentirà di rendere disponibili in rete Internet tutti i lavori di Cassini relativi alla realizzazione della grande meridiana in San Petronio e alle ricerche da lui eseguite con quello strumento.

Contemporaneo di Cassini a Bologna era Giambattista Riccioli, gesuita e famoso autore dell’Almagestum Novum e dell’Astronomia Reformata. Ovvi collegamenti tra le ricerche di Cassini e quelle di Riccioli hanno permesso di approfondire lo stato della ricerca astronomica in un periodo particolarmente critico, la seconda metà del Seicento. Gli echi del processo a Galileo non si erano ancora spenti, la nuova fisica newtoniana non era ancora nata, la gloriosa scuola strumentale italiana stava iniziando un irreversibile processo di decadenza, mentre la strumentazione astronomica e le tecniche di osservazione stavano profondamente mutando. Su questi temi sono stato invitato a tenere relazioni originali a due convegni internazionali, Riccioli e il merito scientifico dei Gesuiti nell’età barocca, tenutosi a Ferrara, e Giuseppe Toaldo e il suo tempo, tenutosi a Padova. Questi lavori fanno parte di un ampio percorso di ricerca, del quale parlavo all’inizio di questa sezione, volto allo studio dello sviluppo della strumentazione astronomica e dell’evoluzione delle tecniche di osservazione sin dall’inizio dell’astronomia ottica. Il primo, Riccioli e gli strumenti dell'astronomia (in avanzata fase di stampa sugli atti del convegno), si occupa dei primi sviluppi nella costruzione di lenti per cannocchiali e delle prime tecniche utilizzate per migliorare la precisione nelle osservazioni, sia nella determinazione di posizioni (p.e. micrometri), che di grandezze stellari (p.e. cunei ottici). Il secondo, L'evoluzione degli strumenti d'osservazione astronomici nel Settecento (già pubblicato), prosegue la ricerca occupandosi da una parte degli sviluppi tecnologici avvenuti in quel secolo, dall’altra parte anche delle cause economiche, sociali e politiche che portarono alla crescita tecnologica nel campo della strumentazione scientifica di alcune nazioni europee (Inghilterra e Francia in particolare) e al declino della prestigiosa scuola strumentale secentesca italiana. Segue questi un ulteriore lavoro svolto in collaborazione con colleghi dell’Istituto di Ottica di Arcetri, Telescope optics of Montanari, Cellio, Campani and Bruni at the 'Museo della Specola' in Bologna (in stampa su Nuncius), nel quale vengono studiate con tecniche moderne le caratteristiche ottiche di alcune lenti secentesche, tra le quali quelle di Campani, che erano considerate all’epoca le migliori d’Europa. Mediante tecniche di interferometria ottica, di microscopia Nomarski e di spettrofotometria vengono forniti dettagli che consentono di ricostruire le tecnologie costruttive, le qualità ottiche e lo stato di invecchiamento delle paste vitree a distanza di oltre tre secoli.

 

La mancanza di uno studio organico approfondito dello sviluppo dell’astronomia nell’ambiente bolognese, mi ha suggerito di intraprendere un vasto progetto, la cui fase iniziale si è completata, dopo alcuni anni di ricerca archivistica e bibliografica, con la compilazione delle biografie di tutti i docenti di Astronomia dello Studio di Bologna dal XII secolo alla metà del XX, con relative fonti primarie e secondarie. Il volume, di circa 240 pagine – redatto in collaborazione con il neo dottore che si era laureato con me sullo stesso argomento – ha ricevuto un finanziamento per la stampa da parte della Società Astronomica Italiana e dell’Università di Bologna. Si tratta di un’opera che potrà certamente servire di base per ulteriori studi sui singoli personaggi, sulla loro influenza sullo sviluppo della disciplina e delle istituzioni accademiche nonché dell’ambiente culturale non solo locale, oltre che di esempio per analoghe iniziative per altre discipline e per altre sedi universitarie. Sempre nell’ambito delle ricerche sugli astronomi bolognesi, sono stato invitato a redigere le biografie di otto di loro per la Biographical Encyclopedia of Astronomers, curata da Thomas Hockey per i tipi della Kluwer Academic Publishers (attualmente in corso di stampa) e la biografia di Guido Horn d’Arturo per il Dizionario Biografico degli Italiani.

 

Relativamente agli aspetti delle conoscenze astronomiche in altre epoche e in altre civiltà, sono stato invitato a collaborare con colleghi del Dipartimento di Paleografia e Medievalistica che si occupano di studi storici e di ricerche archeologiche in Mesoamerica, sostenute dall’ACRA (organizzazione internazionale non governativa), per problematiche legate ai rapporti tra le culture locali e l’astronomia. Ho collaborato, fra l’altro, inviando un laureando a partecipare ad una campagna di scavi in Nicaragua per fornire competenze archeoastronomiche: i risultati sono stati pubblicati su una rivista internazionale specialistica del settore, Neotropica. Dopo la laurea il neo dottore ha ottenuto una borsa di studio dell’Università di Bologna per conseguire il Master of Science in Storia della Scienza ad Oxford, dove sta attualmente conseguendo il PhD. Questi interessi verso l’archeoastronomia o, meglio, verso la cosiddetta “cultural astronomy” mi hanno consentito numerosi contatti e collaborazioni con colleghi di altri dipartimenti interessati alla storia delle scienze nel mondo antico e sono stato da questi invitato a presentare un intervento, proprio sul tema dell’importanza delle conoscenze astronomiche nelle antiche civiltà, al convegno su Storia della scienza e beni culturali, tenutosi a Ravenna nel 1998.

 

Nel settembre 2000 sono stato invitato a tenere un corso su Antiche cosmologie nella III Scuola estiva di Filosofia della Fisica, “Cosmologia”, presso il Centro Interuniversitario di ricerca in Filosofia e Fondamenti della Fisica, organizzato dalle Università di Bologna e di Urbino.

 

 

2. Attività didattica

 

La mia attività didattica si è sempre svolta presso l’Università di Bologna. Subito dopo la laurea ho svolto esercitazioni ed esami presso la cattedra di Fisica II della Facoltà di Ingegneria, nella veste di Incaricato di esercitazioni.

Dal 1974, prima come Incaricato di esercitazioni, poi come Contrattista, infine come Ricercatore confermato, svolgo in modo completamente autonomo, all’interno del corso di Laboratorio di Astronomia per il Corso di Laurea in Astronomia (titolare il Prof. P. Battistini), la parte di “tecniche di osservazione astronomica”, con cicli di lezioni, laboratori ed esercitazioni anche ai telescopi di Loiano.

Dal 1990 ho l’incarico di Storia dell’Astronomia per il Corso di Laurea in Astronomia e, oltre a favorire l’incremento del numero di studenti che seguono questo corso, ho seguito numerose tesi di laurea dedicate all’approfondimento di problematiche di carattere storico. Alcune di queste tesi, per l’originalità delle ricerche eseguite, hanno dato luogo a successive pubblicazioni. Dal 2004 a questo incarico si è affiancato anche l’incarico di Storia dell’Astronomia II per il Corso di Laurea in Astrofisica.

Nel 1997, a seguito delle collaborazioni, già accennate, con colleghi delle facoltà umanistiche e delle mie attività storiche e museali, mi è stato richiesto di tenere il corso di Storia dell’Astronomia nel Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali dell’omonima Facoltà dell’Università di Bologna, dove ho soprattutto trattato gli argomenti di carattere interdisciplinare dell’astronomia, con particolare riguardo alla loro conoscenza per gli operatori dei beni culturali.

Dal 1999 sono Responsabile della disciplina “ Epistemologia e Storia delle scienze” nella Scuola di Specializzazione per l’insegnamento secondario, Indirizzo di Scienze Naturali. Nella stessa Scuola di Specializzazione ho l’incarico del Modulo di Storia dell’Astronomia per la disciplina “Epistemologia e Storia delle scienze” e di un Modulo di Astronomia per la disciplina “Didattica delle Scienze della Terra e dell’Astronomia”.

Dal 2004 ho l’incarico di Astronomia per il Corso di Laurea Triennale in Scienze Naturali.

Nel 2004 ho avuto l’incarico di Museografia Astronomica nel Master in Museologia Scientifica e nello stesso hanno sono stato invitato presso l’Università de La Laguna di Tenerife (Spagna) a tenere un ciclo di lezioni sul “La rivoluzione scientifica” al Dottorato di Ricerca in Astrofisica.

Tutte attività, queste, che ritengo mi hanno consentito di acquisire una notevole esperienza di didattica della storia della scienza oltre che nel campo dell’astrofisica e delle tecniche ad essa proprie. Grazie anche a questa esperienza ho tenuto numerose lezioni all’interno di corsi di aggiornamento per insegnanti in varie sedi – Bologna, Firenze, Locri, Milano, Ravenna, Reggio Calabria, Stilo – collaborando in alcuni casi anche alla loro organizzazione. Frutto di questa attività è stata la cura, insieme ad una collega di Firenze, della pubblicazione sul Giornale di Astronomia delle lezioni di alcuni corsi di aggiornamento, organizzati dalla SAIt, sui rapporti tra astronomia e arte, che è previsto confluiscano in un unico volume, e la recente edizione, insieme a colleghi di Bologna, dei volumi Leggere il Cielo e L’Universo e l’origine della Vita, che raccolgono le lezioni di due corsi di aggiornamento per insegnanti organizzati dall’Osservatorio Astronomico di Bologna e dal Dipartimento di Astronomia.

Per questo interesse verso la didattica delle discipline scientifiche, sono stato invitato a tenere la relazione introduttiva alla giornata di lavoro sulla didattica dell’astronomia organizzata dalla SAIt a Firenze nel febbraio 1999.

 

 

3. Attività nel campo della museografia

 

Dal 1988 ho avuto dal Consiglio di Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna la responsabilità della gestione scientifica ed amministrativa del Museo della Specola; in tale veste sono membro del Comitato Tecnico-Scientifico del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna (già Centro Interdipartimentale per i Servizi Museografici ed Archivistici, del quale sono anche stato Vice-direttore e membro della Giunta).

In veste di direttore del Museo ho contribuito alla prosecuzione, iniziata alla fine degli anni Settanta da A. Braccesi, del reperimento, inventariazione, restauro, esposizione al pubblico, classificazione e catalogazione del materiale storico-astronomico presente presso l’Università di Bologna, come testimonia la già ricordata pubblicazione del catalogo completo (italiano-inglese) del Museo, ad opera della Bologna University Press. Nonostante le difficoltà connesse alla assoluta mancanza di personale addetto, nel corso degli ultimi anni il Museo della Specola ha svolto un ruolo importante nell’ambito dei musei scientifici, proponendosi come punto di riferimento per la museografia astronomica, sia per la vastissima affluenza di pubblico (oltre 15.000 visitatori all’anno), sia per la sua partecipazione a numerose mostre internazionali, sia per l’attività di ricerca museografica, sia per la sua presenza in rete sin dal 1994.

In questo ambito ho partecipato attivamente ad una commissione istituita dalla Società Astronomica Italiana per la definizione di criteri di classificazione della strumentazione scientifica e di data-base per realizzare banche dati di strumentazione storica astronomica. All’interno di questa commissione ho coordinato un gruppo di lavoro che ha elaborato un’originale proposta di classificazione, basata su criteri “gerarchici indicizzati” con particolare attenzione alla tipologia d’uso di ogni strumento. I risultati sono stati presentati (anche su invito) ad alcuni convegni in Italia e all’estero (p.e. Leiden, Conference of the Scientific Instrument Commission) e pubblicati.

L’Istituto dei Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, con il quale ho collaborato per la realizzazione di schede di catalogazione e classificazione di orologi meccanici da torre presenti nel territorio, mi ha invitato nel 1994 a scrivere per la sua rivista un contributo sulla problematica ‘musei storici - musei scientifici’.

 

Ho collaborato a numerose mostre storico-scientifiche. Con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ho curato alcune parti di interesse astronomico del catalogo della mostra Imaging the new world: Columbian iconography, che il Ministero degli Esteri e la New York Historical Society hanno organizzato a New York e a Roma, in occasione dell’anniversario della scoperta dell’America. Oltre a collaborare alle Manifestazioni colombiane, svoltesi a Genova nel corso del 1992, sono stato nel Comitato d’onore delle Manifestazioni copernicane tenutesi a Bologna nel febbraio 1993, nel Comitato Organizzatore delle Manifestazioni copernicane tenutesi a Ferrara nell’autunno 1993, dove ho curato in prima persona la realizzazione della sezione storica della mostra Da Copernico al domani, nel Comitato Scientifico-Organizzativo della mostra e del Congresso Galileo y la Astronomia organizzato nel maggio 1993 a Madrid dall’Ambasciata d’Italia nella ricorrenza del settimo centenario dell’Universidad Complutense. Ho avuto la completa responsabilità scientifica e amministrativa della realizzazione della sezione storica della mostra tenutasi alle Canarie in occasione dell’inaugurazione del Telescopio Nazionale Galileo. Ho fornito consulenza storico-scientifica anche all’organizzazione di altre mostre, ultime delle quali La ragione e il metodo. Immagini della scienza nell’arte italiana dal XVI al XIX secolo (Crema, 1999), la prestigiosa Les temps, vite, organizzata dal Centre Pompidou in occasione della sua riapertura al pubblico nel gennaio 2000 (proseguita poi a Roma e a Barcellona), Bologna e il mondo oltre l’Europa e Il Mondo in ordine: scienza e arte nei Musei di Palazzo Poggi, tenutesi di recente a Bologna, Italia in Giappone - Ricercare la scienza e la tecnologia in Italia dal Rinascimento ad oggi, svoltasi a Tokyo nel 2001, Segni e sogni della Terra a Palazzo Reale a Milano, nel 2001.

Ho inoltre fatto parte della commissione di valutazione dei progetti di realizzazione di un museo didattico presso la sede di Monte Porzio dell’Osservatorio Astronomico di Roma.

 

Dal 1994, tra i primissimi in Italia e grazie alla collaborazione con P. Battistini, il Museo della Specola è presente in rete Internet con la versione informatizzata del Catalogo, con schede e immagini di tutti gli strumenti. Il sito è stato rinnovato nel 1998 ed attualmente è in fase di realizzazione un CD. Negli stessi anni ho collaborato alla realizzazione di un software, in forma di ipertesto, per la costruzione di percorsi didattici interattivi, a disposizione del pubblico nel Museo.

Nella metà degli anni Novanta ho avuto dal Centro Interdipartimentale per gli Studi Museografici ed Archivistici di Bologna la responsabilità di coordinare un gruppo di lavoro per il recupero e la fruizione in rete del materiale prodotto dal Progetto ‘Bologna la Dotta’ del mistero dei Beni Culturali; progetto che per il fallimento della ditta contraente, EFIM-Data, non era mai giunto a conclusione.

E’ attualmente in corso una collaborazione con la Responsabile delle Biblioteche dell’Area Scientifica dell’Università di Bologna per la completa informatizzazione dell’Archivio storico del Dipartimento di Astronomia, in parte già disponibile in rete nel sito web del Dipartimento, realizzando così uno strumento di grande aiuto per le ricerche storico-archiviste.

 

 

4. Attività nel campo della diffusione della cultura astronomica

 

Ho sempre ritenuto che, per chiunque avesse la fortuna di svolgere un lavoro, impegnativo e delicato sì, ma senz’altro culturalmente stimolante quale quello della ricerca e dell’insegnamento universitario, fosse importante e doveroso contribuire alla diffusione verso un pubblico più ampio possibile della conoscenza della propria disciplina, delle sue conquiste, dei suoi protagonisti e dei suoi strumenti culturali.

Per questo mi sono sempre impegnato nell’attività di divulgazione dell’astronomia e più in generale della scienza, come testimoniano le numerosissime conferenze tenute in ogni parte d’Italia e le pubblicazioni di carattere divulgativo.

Per cinque anni, dal 1982 al 1986, ho tenuto la direzione di Coelum, una delle più antiche riviste di divulgazione astronomica, fondata da Guido Horn-d’Arturo a Bologna nel 1931, e che era giunta ad avere un pubblico di oltre 3000 abbonati. La rivista venne premiata all’Astronomical Exhibition di Malta del 1982.

Dal 1997 il Consiglio Direttivo della SAIt mi ha affidato la direzione del Giornale di Astronomia, rivista di informazione, cultura e didattica, edita dal 1975. Ho contribuito così, insieme ai colleghi della redazione, al miglioramento della rivista (già prima di ottimo livello, come testimonia il premio ricevuto nel 1996 dalla Società Italiana di Fisica), cercando di ampliare la parte dedicata agli aspetti culturali dell’astronomia, alla presentazione e discussione di attività di didattica della disciplina e alla storia dell’astronomia.

Dal 1998 ho contribuito alla realizzazione della nuova rivista Al-Magella al-Falakyya (di cui sono direttore), edizione in lingua araba del Giornale, che si pone l’obiettivo di diffondere la cultura astronomica nei paesi del Mediterraneo di lingua araba. Il crescente interesse verso la rivista è dimostrato dall’aumento del numero di istituzioni e singoli ricercatori che la richiedono e dall’aumento del numero di contributi originali in lingua araba che vengono inviati per la pubblicazione, che, peraltro, è sempre sottoposta al vaglio di referee, così come avviene per l’edizione italiana. Proprio per l’opera di diffusione della cultura astronomica sostenuta dalla SAIt in questi paesi tramite la pubblicazione di Al-Magella al-Falakyya, il Consiglio Direttivo della Società è stato invitato nell’agosto del 1998 a partecipare ad Amman al convegno di fondazione dell’Unione Astronomica Araba e nel maggio del 2000 ad inviare una delegazione, della quale ho fatto parte, per contatti scientifici con il neo costituito Dipartimento di Astronomia dell’Università di Baghdad.

Sempre nell’ambito della diffusione dell’astronomia ho curato il volume L’astronomia in Italia, edito nel 1998 dalla SAIt. Per questo tipo di attività di editoria scientifico-divulgativa ho avuto la soddisfazione di ricevere pieno apprezzamento dal Consiglio Direttivo e dall’assemblea dei soci della SAIt.

Ho inoltre collaborato alla realizzazione di alcuni prodotti informatici originali, di divulgazione e didattica, sia nel sito web Caelum et Terra, ideato e coordinato da P. Tucci a Brera, sia nel sito Prendi le stelle nella rete, a cura di L. Benacchio dell’Osservatorio Astronomico di Padova.

 

 

5. Attività di gestione e partecipazione a comitati di consulenza

 

La disponibilità a partecipare direttamente ai problemi di gestione e organizzazione è dimostrata dalla lunga e attiva partecipazione a comitati di consulenza e gestione, nonché agli incarichi svolti con responsabilità scientifiche ed amministrative. Un dettagliato elenco di tali incarichi si trova nella prima parte di questo curriculum; qui mi limiterò a ricordare solo i più significativi.

Sono stato membro del Consiglio Scientifico del Gruppo Nazionale di Astronomia (GNA) del CNR per 9 anni e del Consiglio per le Ricerche Astronomiche (CRA) del MURST per 9 anni. Di quest’ultimo sono stato anche membro della Giunta.

Per 10 anni sono stato Responsabile dell’Unità di Ricerca di Bologna del GNA, con la relativa responsabilità amministrativa dei fondi, in epoche nelle quali il CNR costituiva una delle maggiori fonti di finanziamento per la ricerca astronomica.

Per la mia attività nel campo della ricerca in storia della scienza, nel 1995 sono stato nominato dal Comitato Scienze Fisiche del CNR nella Commissione di Studio per la Storia della Fisica ed Astronomia.

Sono Direttore del Museo della Specola di Bologna dal 1988, con responsabilità scientifica ed amministrativa di gestione. In questa veste sono stato Vicedirettore del Centro Interdipartimentale per i Servizio Museografici ed Archivistici dell’Università di Bologna e di recente sono stato nominato dal Rettore membro del Comitato Scientifico del “Museo di Palazzo Poggi” della stessa Università. A seguito dell’ampia attività di collaborazione e consulenza svolta da tempo con la locale Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, sono stato recentemente proposto quale Ispettore Onorario del Ministero dei Beni Culturali.

Sono stato Direttore di Coelum ed attualmente sono Direttore del Giornale di Astronomia e della sua edizione araba Al-Magella al-Falakyya.

Sono stato Vicedirettore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna.

Infine, sono stato eletto Vicepresidente della Società Astronomica Italiana a seguito dell’attività svolta per molti anni nel Consiglio Direttivo della stessa.