La sonda Mariner 4.

Esplorazione con sonde spaziali di Marte

Le opportunità di lancio di una sonda spaziale verso il pianeta rosso sono favorevoli ogni 25 mesi allorché le posizioni relative tra la Terra e Marte sono tali da permettere ad un navicella di compiere il tragitto con il minor dispendio di carburante.

Nel 1964 vennero lanciate dalla NASA le sonde gemelle Mariner 3 e 4 con a bordo diversi strumenti scientifici per studiare i raggi cosmici, il vento solare, i campi magnetici ed il flusso di micrometeoriti. Il Mariner 4 arrivò a destinazione il 15 luglio del 1965 dopo quasi otto mesi di volo e sorvolò il pianeta rosso ad una altezza di soli 9846 km continuando poi lungo la traiettoria circumsolare nella quale era inserito. Durante il massimo avvicinamento trasmise 11 immagini della superficie marziana per 25 minuti circa (la prima immagine di Marte). Il settimo fotogramma mostrò qualcosa di inaspettato: dei crateri. Queste fotografie fecero cadere ogni eventuale illusione sulla presenza di forme di vita, anche se pur solo vegetali; il "pianeta rosso" diventò così il "pianeta morto". Al polo sud misurò una temperatura di -125°C mentre all'equatore la temperatura era di -73 C. La calotta polare, costituita di anidride carbonica, apparve sovrastata da nubi di anidride carbonica che risultava così il componente principale della atmosfera marziana.

Il Mariner 6, lanciato nel 1969 era dotato di due strumenti all'ultravioletto, un radiometro nell'infrarosso ed una camera televisiva. Trasmise 75 immagini di cui, una trentina, dalla distanza di 1 milione di km e le altre a distanza ravvicinata. Solo alcuni mesi prima la sua sonda gemella, il Mariner 8, era caduta nell'Oceano Atlantico causa il cattivo funzionamento del razzo vettore Atlas-Centauro.

La missione del Mariner 7 andò ancora meglio, trasmettendo 126 immagini dell'emisfero meridionale, per cui la NASA approntò il lancio di una sonda in grado di mettersi in orbita attorno a Marte.

A questo punto si inserirono le missioni esplorative Sovietiche. Nel 1971 essi lanciarono il Cosmos 419 e poi Mars 2 che riuscì a raggiungere Marte e ad inserirsi in una orbita ellittica lasciando cadere verso la superficie un modulo pesante una tonnellata che però si schiantò sul pianeta senza trasmettere alcun dato mentre la sonda madre rimase in orbita raccogliendo molti dati sull'atmosfera e l'ambiente marziano. Mars 3 rifece lo stesso percorso ed il 2 dicembre 1971 il modulo riuscì a raggiungere indenne la superficie dove, causa una tempesta di sabbia, le trasmissioni durarono appena 20 secondi.

Nel 1971 il Mariner 9 fu lanciato da Cape Canaveral andando con successo a collocarsi in orbita marziana. Anche esso trovò il pianeta immerso in tempeste di sabbia che impedirono la iniziale ricognizione della superficie. Alla fine delle tempeste sabbiose la sonda inviò 31 miliardi di bit di dati che diedero luogo ad un afflusso di una grande quantità di informazioni sul pianeta rosso. Si scoprì una gigantesca montagna, l'Olympus Mons, alto quasi 21 km sulla circostante pianura marziana con, alla sommità, un cratere del diametro di 80 km. Mariner 9 lavorò per 349 giorni in orbita marziana dopo di che andò in avaria il suo sistema di assetto e la sonda nell'ottobre 1972 perse il contatto con la Terra. Si erano comunque ottenuti cospicui risultati relativi sia all'atmosfera che al suolo, raccogliendo immagini della superficie con una risoluzione di circa 1 km.

Nel 1973 i Sovietici approntarono diverse missioni con successi solo parziali. Il Mars 5 immessosi in una orbita più bassa delle solite raccolse dati scoprendo una fascia di ozono all'altezza di circa 30 km dal suolo.

Un riassunto delle principali missioni su Marte